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Destinazione Altrove

Posted on febbraio 13th, 2010 in FRAMMENTI | 1 Comment »

Il borsone era vuoto.
Vuoto, sì, non c’erano neanche due calzini spaiati.
Era già la terza volta che ci guardava dentro, ficcando la testa nel buio della finta pelle di coccodrillo; nauseante quell’odore di animale morto!
Aveva toccato con la punta del naso il fondo, rovistando all’interno di ogni fessura, ispezionando ovunque vedesse un bottone, una cerniera, un qualsiasi buco.
Nulla.

Ma era poi davvero suo quel borsone? E se sì, così, vuoto, a che gli serviva?
Si rese conto che, oltre al suo bagaglio, aveva qualcos’altro che era, forse, ancora più profondo.
La mente.
La sua mente era pulita, linda, come se qualcuno vi fosse passato dentro portando con sé un’impresa di pulizie.
Neanche un ricordo, se non quelli strettamente necessari.
- Mi chiamo Palmiro Bentivoglio, ho quarantacinque anni, scapolo, abito in Piazza Leopardi al numero centodue interno tre, faccio l’impiegato, segni particolari un atollo di nei sulla natica destra…
Poi… sì, altra cosa. Ricordava l’esatto ammontare del suo conto in banca, il nome di sua madre, il nome del portiere del suo palazzo (Gino), il tipo d’auto che possedeva e persino il numero della targa!
Ma cosa stesse a fare lì, seduto nella sala d’aspetto di una stazione di chissà quale città, con una borsa vuota in finta pelle di coccodrillo dal metilico puzzo di carogna lasciata a marcire al sole, no, questo proprio non lo sapeva, né riusciva a ricordarselo.
Si frugò nelle tasche.
Documenti, qualche soldo, sigarette, accendino, penna stilografica e un fazzoletto già abbondantemente smoccolato (chiare le macchie giallognole in più punti)…
Nient’altro, però, che potesse spiegargli perché si trovasse lì.
La sala d’aspetto era molto trafficata. Andavano e venivano uomini, donne, bambini, cani; nessuno però che si fermasse, come lui, ad aspettare.
Tutte le sedie, tranne la sua, erano… libere (non volle pensare “vuote”, questo vocabolo cominciava a dargli i brividi).
Alla sua destra c’era la macchinetta del caffè. Pensò che forse bere qualcosa di caldo sarebbe servito a calmarlo e lo avrebbe aiutato a riflettere.
Inserì le due monete necessarie, ma l’apparecchio, quasi a volerlo prendere in giro, gli rispose facendo lampeggiare la luce rossa accanto alla parola

VUOTO

E gli restituì (almeno) il suo denaro.
Con fare inconsulto prese la borsa e, borbottando imprecazioni irripetibili (soprattutto verso il bagaglio, che non capiva perché se lo stesse portando dietro, vuoto com’era), si diresse verso l’uscita.
Sì, via! Via, via di qui!
Non ricordava dove si trovasse, né perché fosse lì, ma era stufo di aspettare e tremare all’idea di aver perso la memoria e di vagare da chissà quanto tempo da un luogo all’altro come un barbone!
E se… Dio! Se fosse addirittura diventato pazzo? Se fosse in fuga da qualche manicomio?
No, via,via! Via da qui!
Ma, proprio all’uscita, alcune persone lo bloccarono.
- Palmiro!
- Ehi, Palmiro!
- Ma… dove vai?
- Muoviti, che tra poco parte! Dove stai andando?

Sconosciuti.

Erano tutti dei perfetti sconosciuti.
Li guardava in faccia, li scrutava da capo a piedi, e loro
- Palmiro! Palmiro! Dài, Palmiro!
Non li aveva mai visti prima.
Una terrificante carezza gli percorse la schiena e gli sembrò curvasse giù, fin dentro ai testicoli; pazzo, era diventato pazzo! Peggio! Un mentecatto, uno smemorato, un arteriosclerotico!
Abbassò il capo, premendosi una tempia con la mano. Sudava, e quelli
- Palmiro, tutto bene? Ehi, Palmiro!
- S-sì, tutto bene… io… sono un po’ stanco, ecco…
E pacche sulle spalle, amichevoli buffetti, mani sotto le braccia…
- Ma sì, dài che non è nulla, ti riposerai in treno, il viaggio è lungo, ma vedrai, dormendo arriverai che ti sembrerà di essere appena partito!
Arrivare?
Partire?
Ma dove, ma chi, ma perché?
Insomma, che diavolo gli succedeva?
Si sentì quasi mancare, ma si riprese subito facendo leva sulla forza di volontà: non poteva cedere adesso!
Doveva mantenersi calmo, cercare di capire!
Poi venne lei.
Una donna bellissima, bionda, con la divisa delle ferrovie di stato.
La sua voce calda, leggera, carezzevole, lo chiamò.
- Signor Bentivoglio?
Ipnotizzato da tanta bellezza, lui riuscì solo a balbettare:
- S-sì?
- Forza, la stanno aspettando, il treno è in partenza! Eccole il biglietto.
Ah, finalmente! Il biglietto! Sì, dal biglietto avrebbe potuto capire dove fosse diretto e magari cogliere anche un indizio che lo aiutasse a ricordare perché fosse lì!
Lo prese con tanta foga – stringendolo quasi temesse che qualcuno glielo potesse rubare – che lo stropicciò riducendolo ad una cartaccia.
Ma chi se ne frega! Io voglio leggere la destinazione, io…

VUOTO

Sul biglietto non c’era scritto nulla.
Ma già lo accompagnavano, tutti, tutti i presenti, adesso, tutti i passanti, uomini, donne , bambini, cani, erano tutti lì che lo salutavano, lo baciavano, e giù pacche sulle spalle.

Lo spingevano.

Lui, inebetito, terrorizzato, li guardava in viso, tentava di rispondere ad un saluto, ma già ne giungevano altri dieci, tra baci e strette di mano.
Il treno, grigio, era lì che lo attendeva.
Nessuna indicazione sulla fiancata e, ai finestrini… nessuno.
Il treno (no, non voglio più dirla quella parola, nooo!).
Il treno era vuoto.
Il capostazione baffuto, distinto, vagamente somigliante all’omino della pubblicità del detersivo per lavatrice, gli strinse la mano sorridendo, poi lo invitò a salire.
Tremante, con un sorriso ebete stampato sul volto, Palmiro Bentivoglio salì e , mentre saliva, tutti gridavano:
- Palmiro! Al finestrino, Palmiro!
E Palmiro si affacciò al finestrino.
- Buon viaggio! Scrivi! Riguardati!
E fazzoletti a sventolare, occhi umidi di qualche anziana signora.
I più giovani cantavano:
- Perché è un bravo ragazzoooo! Perché è un bravo ragazzoooo!
Palmiro, istupidito, prese a ripetere a tutti:
- Grazie, grazie. Arrivederci.
Ma non lo sentivano, la sua voce era come lo squittìo di un topo capitato per sbaglio nella gabbia dei leoni.
E ancora fazzoletti, ancora saluti.
Poi il fischio. Le porte del treno che si chiudevano, gelando le mani di Palmiro, perché, adesso davvero lo sapeva, non avrebbe potuto più tornare indietro.
Vide la stazione sfilare via prima lentamente, poi sempre più veloce.
I ragazzi correvano insieme al treno salutandolo:
- Ciao Palmiro! Ciao! Ciaooo!
Lui rimase lì, affacciato al finestrino, mentre grosse lacrime gli rigavano il volto. Li vide diventare sempre più piccoli, sempre di più, finchè non scomparvero inghiottiti dall’orizzonte.
Poi la campagna, le autostrade, le case, cominciarono a corrergli davanti agli occhi e fu allora che capì che davvero non c’era più nulla da fare: volente o nolente, era partito.
Si sedette sconfitto, esausto, ancora in lacrime e pose accanto ai suoi piedi quel borsone vuoto dall’odore orribile.
Lentamente scese la sera, senza che il treno incontrasse alcuna stazione.
Palmiro Bentivoglio sospirò, guardando il suo biglietto completamente bianco, che nessun controllore era ancora venuto a vidimare.
Infine, stanco, si addormentò.

Le stelle, lassù, non smisero – no, nemmeno per un attimo –

di inseguirlo

© Thomas Pistoia

Lacrima

Posted on febbraio 2nd, 2010 in FRAMMENTI | 1 Comment »

Nasce silenziosa davanti alla pupilla.
Offusca le immagini,  confonde le forme,
poi resta lì, come sospesa,
funambola sul filo del dolore…

Scivola
e, sempre senza far rumore,
attraversa lo zigomo, tremolando.
E scivola,
adesso è sulla guancia ed ha paura:
l’han colta le vertigini mentre scruta il fondo.

Ma la discesa è ripida, non ci sono appigli,
non può resistere di più !
Allora scivola ancora…
Ancora, sempre più giù.

Si è fermata all’altezza delle labbra
e barcolla, mentre la bocca si muove.

Si arrende solo all’ultimo “ti amo”
e si sporge verso il vuoto senza aver capito.

L’avrebbe portata via il vento
se tu non l’avessi raccolta con un dito…

Thomas Pistoia

Programma Politico di Democrazia Atea

Posted on gennaio 29th, 2010 in FRAMMENTI | No Comments »

Programma Politico di Democrazia Atea

www.democrazia-atea.it

OBIETTIVI FONDAMENTALI
1.     Abrogazione dei Patti Lateranensi e di tutte le leggi ad essi collegate, che procurano allo Stato del Vaticano un profitto sotto forma di contributi, finanziamenti, erogazioni di qualunque tipo, comunque denominati, concessi o erogati da parte dello Stato o di altri Enti Pubblici, previa modifica dell’art.7 della Costituzione.
2.     Adozione di leggi sul Testamento Biologico, sull’Eutanasia e sulle Cellule Staminali, scevre da limitazioni etico-religiose.
3.     Adozione della legge sul conflitto d’interesse per coloro che devono ricoprire cariche pubbliche.
4.     Abrogazione delle parole “fondata sul matrimonio” dall’art. 29 della Costituzione: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale”.

OBIETTIVI ETICO-SOCIALI
5.     Difesa e piena attuazione della Legge sull’interruzione di gravidanza (194), con iniziative a tutela della maternità e all’inserimento di programmi educativi nelle scuole, che consentano una sessualità consapevole.
6.     Diffusione di asili nido pubblici con oneri a carico dello Stato, ovvero degli Enti Locali.
7.     Erogazione di un assegno mensile in favore del genitore affidatario dei figli minori in caso di separazione, se non economicamente autosufficiente, delegandone la valutazione al Giudice che pronuncia la separazione.
8.     Pronuncia del divorzio dopo sei mesi dalla pronuncia della separazione e unificazione dei relativi procedimenti.
9.     Potenziamento dell’edilizia economica popolare.
10.            Riqualificazione sociale della figura degli anziani e dei disabili, e loro inserimento in progetti di pubblica utilità. Creazione di strutture d’ospitalità per anziani e disabili ad alta qualità assistenziale, con integrazione dei costi a carico dello Stato. Creazione di una rete assistenziale domiciliare per disabili e anziani, ovvero per persone temporaneamente in difficoltà.
11.            Sostituzione dell’ora di “religione” con l’ora di “storia delle religioni”, i cui insegnanti dovranno essere inseriti nelle pubbliche graduatorie, e dovranno aver sostenuto esami universitari in antropologia.
12.            Abrogazione delle riforme scolastiche e universitarie del Ministro Mariastella Gelmini. Riaffermazione del principio dell’autonomia universitaria. Indizione di concorsi per ricercatori che prevedano l’assunzione, per i vincitori, con contratti a tempo indeterminato, riconoscendone lo status di docenti e favorendone il passaggio al ruolo di professori associati. Piena attuazione del diritto allo studio con ampliamento delle erogazioni in favore degli studenti meritevoli, con il potenziamento dei servizi universitari: mensa, alloggio, sala studio, tariffe di trasporto gratuite tra la residenza e la sede universitaria prescelta, internet, WiFi, borse di studio finalizzate all’acquisto di pc.
13.            Incentivazione al ritorno in Italia di ricercatori scientifici, docenti universitari, medici e altre personalità, concordandone la continuità professionale.
14.            Introduzione del divieto della obiezione di coscienza per medici e farmacisti nel rispetto della libertà di coscienza.
15.            Abrogazione di ogni forma di finanziamento alle scuole private.
16.            Politica della tolleranza nei confronti dell’uso e della diffusione delle droghe leggere. Utilizzo esteso degli oppiacei nei protocolli sanitari. Riforma complessiva della legislazione in tema di sostanze stupefacenti sul modello olandese.
17.            Sensibilizzazione pubblica sui vantaggi della procedura di cremazione. Creazione di inceneritori per ogni cimitero provinciale. Regolamentazione nazionale delle tariffe per la cremazione. Istituzione di sale di commemorazione per i non credenti, in ogni area cimiteriale.
18.            Revisione dei criteri di concessione mineraria; abrogazione della legge sulla privatizzazione delle acque.
19.            Abrogazione del reato di “Offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone” (art. 403 del codice penale).

OBIETTIVI ECONOMICI
20.            Revisione del codice di procedura civile.
21.            Azzeramento della partecipazione delle banche private alla redistribuzione degli utili e del patrimonio della Banca d’Italia. Richiesta alla Banca Europea della redistribuzione degli utili conseguenti alla cessione del diritto di signoraggio.
22.            Introduzione di una tassa sul patrimonio immobiliare di proprietà di cittadini o Stati stranieri, escluse le Sedi Diplomatiche e le Ambasciate.
23.            Abrogazione della norma che ha modificato le conseguenze del falso in bilancio.
24.            Innovazione del tessuto industriale con detassazione degli investimenti in tecnologia e formazione.
25.            Revisione dei criteri di inserimento dei farmaci nei prontuari farmaceutici. Esclusione dai prontuari del Ritalin Metilfenidato. Razionalizzazione della spesa farmaceutica.
26.            Incentivazione dell’agricoltura con la riduzione se non eliminazione delle filiere.
27.            Abrogazione della Legge 30 (Biagi) per porre fine al precariato che mortifica la formazione e frena qualunque ipotesi di sviluppo.
28.            Potenziamento degli ispettori del lavoro.
29.            Incentivazione della mobilità interna nella P.A.
30.            Potenziamento degli ammortizzatori sociali ed estensione dell’assegno di disoccupazione a tutte le categorie di lavoratori con erogazione entro 30 giorni dalla richiesta e con obbligatorietà per il beneficiario di accettare qualsiasi nuovo impiego proposto dallo Stato.
31.            Obbligatorietà della concertazione con tutte le organizzazioni sindacali per la definizione di tutti i contratti di lavoro, fino a quando non sarà applicato un Contratto di lavoro europeo.
32.            Controllo sulla destinazione effettiva dei fondi erogati dallo Stato in favore delle imprese, al fine di verificare se il loro utilizzo abbia o meno salvaguardato i posti di lavoro.
33.            Equiparazione alla media europea degli stipendi dei dipendenti pubblici, compresi gli insegnanti, le forze dell’ordine e i vigili del fuoco.
34.            Inserimento di un tetto allo stipendio dei manager pubblici.
35.            Nomina dei Direttori generali delle ASL e della RAI con pubblici concorsi per titoli ed esami.
36.            Adozione per le forze di polizia di un codice deontologico unitario con la creazione di una Commissione Disciplinare interforze che ne verifichi e sanzioni la eventuale disapplicazione.
37.            Progressiva sostituzione delle fonti energetiche non rinnovabili con quelle alternative, escluso il nucleare. Dismissione delle centrali nucleari in disuso.
38.            Equiparazione della legislazione italiana a quella tedesca per la gestione della energia fotovoltaica.
39.            Implementazione del modello adottato dal Comune di Peccioli (Pisa) per lo smaltimento dei rifiuti.
40.            Attuazione di un programma di lavori pubblici che renda prioritario il rifacimento della rete ferroviaria nazionale, sia delle tratte principali che delle tratte secondarie. Adeguamento della rete ferroviaria alle necessità dei collegamenti transnazionali. Potenziamento del trasporto merci su rotaia e depotenziamento del trasporto su gomma.
41.            Eliminazione della tassa sulla proprietà degli autoveicoli e abrogazione dei pedaggi autostradali.
42.            Riorganizzazione e potenziamento della rete internet (banda larga e WiFi gratuito). Obbligatorietà di una tariffa telefonica unica, non superiore a € 30,00, che includa traffico illimitato per telefonia fissa, mobile e adsl.
43.            Cancellazione del canone telefonico.
44.            Riforma della Rai sul modello anglosassone (BBC Network).
45.            Cancellazione del canone Rai e liberalizzazione delle concessioni di pubblicità.
46.            Cancellazione dell’Ordine dei giornalisti.

OBIETTIVI POLITICI
47.            Acquisizione al patrimonio dello Stato dei beni confiscati alla mafia e alle altre organizzazioni criminali.
48.            Abrogazione della destinazione dell’8 per mille in favore delle organizzazioni religiose. Destinazione dell’8 per mille alla ricerca scientifica. Destinazione del 5 per mille ad associazioni, riconosciute o non riconosciute, fondazioni o altro purché abbiano sede legale nello Stato Italiano.
49.            Revisione dei criteri di incompatibilità e di ineleggibilità alle cariche elettive. Divieto di elettorato passivo per coloro che hanno riportato condanne penali di particolare gravità. Introduzione del limite a due soli mandati per i parlamentari.
50.            Modifica della legge elettorale al fine di eliminare lo sbarramento al 4% e al fine di reintrodurre il sistema delle preferenze nominali.
51.            Abrogazione degli automatismi nella determinazione degli avanzamenti di stipendio dei parlamentari. Trasparenza e pubblicità delle spese sostenute dai parlamentari e dai rappresentanti del Governo. Introduzione di un tetto di spesa.
52.            Esame prioritario, nei lavori parlamentari, delle leggi di iniziativa popolare.
53.            Revisione degli artt.114, 118, 119, 132, 133 della Costituzione finalizzata alla soppressione delle Province.
54.            Riaffermazione da parte della Magistratura dell’utilizzo dello strumento della intercettazione ambientale, telefonica e telematica, senza limitazione alcuna.
55.            Riaffermazione del principio di unità della Magistratura con il mantenimento della separazione delle funzioni in via permanente.
56.            Potenziamento delle Procure a rischio e indizione di concorsi.
57.            Adozione dei criteri di accoglienza e di integrazione suggeriti alla Comunità Europea con le Direttive del 2003. Revisione degli accordi con i paesi di provenienza per un miglior controllo dei flussi migratori. Abrogazione degli accordi stipulati con la Libia nel 2009.
58.            Erogazione di finanziamenti finalizzati allo sviluppo dei paesi di provenienza degli immigrati.
59.            Superamento del concetto di multiculturalismo e di multiconfessionalismo, e affermazione di un processo di evoluzione interculturale.
60.            Abrogazione della legge cosiddetta Bossi-Fini e attuazione integrale della legge Napolitano-Turco.
61.            Abrogazione della norma che istituisce le cosiddette “ronde”.
62.            Elaborazione di una norma penale che impedisca l’applicazione di attenuanti per motivi culturali, etnici e religiosi.
63.            Imposizione proporzionale della tassazione fiscale.
64.            Apertura delle strutture carcerarie già edificate e mai ultimate. Riorganizzazione delle strutture carcerarie esistenti, adozione di iniziative di riabilitazione attraverso il lavoro e lo studio, in vista di un reinserimento nella società. Indagine conoscitiva sullo stato di violazione dei diritti umani all’interno delle strutture carcerarie italiane.
65.            Abrogazione del segreto militare sul censimento e sulla mappatura delle basi militari straniere sul territorio italiano, rendendo disponibili i dati sul sito del Governo, previa revisione dei trattati internazionali già sottoscritti.
66.            Ritiro immediato dei militari italiani dall’Iraq e dall’Afghanistan. Possibilità per lo Stato Italiano di utilizzare le forze militari solamente in caso di disastri e calamità naturali.

Richiedi il PDF del Programma Politico di Democrazia Atea
e partecipa alla campagna di tesseramento:
www.democrazia-atea.it

Vedi e ascolta le interviste a Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea:
www.youtube.com/user/democraziaatea

Carla Corsetti su facebook:
www.facebook.com/search/?ref=search&q=carla%20corsetti&init=quick#/profile.php?id=100000520958055&ref=search&sid=100000153074549.657861029..1

Per informazioni tel. 3393188116
Fonte: Democrazia Atea www.democrazia-atea.it

23 dicembre 2012

Posted on gennaio 24th, 2010 in FRAMMENTI | 1 Comment »

Mi sono alzato presto. Albeggia appena.
La citta’ a quest’ora non sa di nulla, non puzza e non profuma. Non fa rumore.
L’inverno appanna e congela i cristalli delle auto, ne illanguidisce i fari, li fa agonizzare dolcemente nella penombra.

Dalla mia finestra vedo le finestre di altre case. E’ un giorno come tanti. Tende socchiuse raccolgono colazioni di studenti e operai, circondano le famiglie ancora assopite, trattenendo in loro il dolce rimbambimento dei primi passi al di la’ del letto; lo cullano, lo aiutano a svanire via.

Io non lo so. Chissa’ che mi aspettavo. Chissa’ cosa credevo.
Certo, la giornata e’ appena cominciata, ma non sembra proprio l’anteprima di un the day after, non ha l’aria di poter ospitare piu’ tardi uno sbarco di alieni o uno tsunami planetario.

Oggi si lavora. Mi preparo e scendo le scale, saluto il portiere ed esco di casa.

In autobus gente che chiacchiera ma nessuno ne parla. I soliti argomenti, politica, sport, pene e vagina, ma nessuno che faccia cenno a oggi.

Eppure lo sanno. E’ da tre anni, che, prima saltuariamente, poi con l’andar del tempo sempre piu’ spesso, i media non fanno che menarla con questa storia.
La fine di un ciclo.

Il grande cambiamento.

La catastrofe, l’armageddon, la maledizione Maya, il giorno piu’ lungo, la morte del sole…
Possibile che nessuno ci stia pensando ?
Oggi e’ il 23 dicembre.

Il 23 dicembre 2012. La fine del mondo.
Beh, a parte una lieve inclinazione dell’autobus sulla sinistra in occasione delle svolte a destra, stamattina, qui, non c’e’ proprio nulla di anomalo o instabile.

E sorrido. Forse e’ questa la fine; come se qualcuno oggi venisse a dirci “non avrete piu’ nulla di nuovo, ne’ di buono, ne’ di cattivo. Solo giorni infiniti, vuoti e sempre uguali”.
Beh, sai che c’e', signor 23 dicembre ?
C’e’ che non ti devi sforzare poi molto per darci questo castigo. Per la maggior parte di noi i giorni sono gia’ cosi’, non devi fare proprio nulla.
Va bene, va bene, sto esagerando, e’ che oggi mi sento un po’… Forse e’ una sorta di piccola depressione anti-storica, una specie di sollievo senza trauma…
L’autobus si ferma.
Cosi’, all’improvviso, in mezzo alla strada.
Sento la gente mormorare: che e’ successo, perche’ siamo fermi ?, c’e’ un incidente ?
Qualcuno scherza rivolto all’autista: “ehi cocchiere, frusta !”.
Risate che si spengono all’improvviso.
Il tono dei commenti cambia gradualmente ma in fretta, passa dall’ironico, allo stupito, al terrorizzato: cos’e’ carnevale ? E quelli chi sono ? No, non ci credo, non e’ possibile !
Riesco a trovare uno spiraglio e da uno dei finestrini dell’autobus affollato posso vederle anch’io.
Se e’ uno scherzo, e’ di pessimo gusto, ma il brivido che mi percorre la schiena e’ solo un piccolo anticipo dell’orrore che dovro’ provare.
Orde di uomini e donne stanno uscendo di casa; occupano vie e piazze, bloccano il traffico. Sulle braccia, sul petto, sulle loro bandiere, portano lo stesso stramaledettissimo simbolo.
Scendiamo tutti dall’autobus e ci ritroviamo per forza in mezzo a loro.
Vuoi vedere che e’ questa, vuoi vedere che e’ questa, mio dio, la fine del mondo ?
Non e’ uno scherzo. La gente mi passa accanto e sembra che vaneggi. Mi ritrovo nella folla insieme ad altri, che mi urtano, mi trascinano come la piena di un fiume, mi portano via, portano via tutto.
Dicono e’ vivo, e’ tornato. Alcuni sono increduli, ma schifosamente felici. Ma dov’e’ ? E dove e’ stato finora? Ormai dovrebbe essere morto.

Dicono

LO HANNO CLONATO

Non puo’ essere vero, no !
La gente che era con me sull’autobus si e’ aggregata alla folla, ora sembrano davvero tutti felici, siamo in pochi ad avere sul viso l’ombra dello stupore e del disgusto.
E’ incredibile.
In questa calca ci sono probabilmente le stesse persone che incrocio ogni giorno, su queste strade, negli uffici, nei locali; oggi pero’ sono diverse. Oggi 23 dicembre 2012 hanno gli occhi pieni di una nuova speranza.
Ma com’e’ possibile che non ricordino ?
Forse… Forse trovano che ormai qualsiasi cosa, anche la piu’ abietta crudelta’, anche l’abominio della follia, sia meglio di tutto questo… di tutto questo nulla. Di questa assenza travestita da show televisivo, di questo niente distribuito su decine di canali via digitale terrestre.

Quando senti che non hai piu’ niente dentro, ti riempi con la prima cosa che trovi.

Siamo arrivati in Alexanderplatz, dove un palco e’ gia’ pronto.
Dentro, ancora, ho la speranza che tutto questo sia un brutto sogno, un gioco del cazzo, che ora esce la classica pupona bionda a dirci che siamo collegati con il tale o talaltro spettacolo tv.

Pero’… si’, le tv ci sono. Ma lo capisci dallo sguardo dei cameraman e dei giornalisti che ora sono gia’ sue.

Poi cala il silenzio.

Sembra davvero di poter udire i suoi passi sulla scaletta che porta al palco. Gli stivali della storia che avanzano verso di noi.

E prosegue, il silenzio. Prosegue per qualche secondo anche quando lui compare finalmente al centro della piattaforma e si avvicina al microfono.

E’ tornato, e’ davvero tornato.

Alza il braccio, come solo lui sa fare e oggi, 23 dicembre 2012, si diffonde, immane, catastrofico, senza freno, l’urlo agghiacciante di tutta la gente, che ripete, nel cielo di Berlino, il suo saluto, come un canto

Heil Hitler
Heil Hitler
Heil Hitler

Ed è quasi Natale.

© Thomas Pistoia

C’è chi la perde (ovvero la verginità)

Posted on gennaio 15th, 2010 in FRAMMENTI | 1 Comment »

c’è chi la perde andando a cavallo
c’è chi la perde per distrazione
chi la perde solo per sbaglio
e chi la scambia per mestruazione

c’è chi la perde troppo presto
chi invece la perde troppo tardi
c’è chi a perderla non ci riesce
ma neanche pagando miliardi

c’è chi la perde “tanto è lo stesso”
chi poi la regala al primo fesso
chi la perde per troppo amore
e al nono mese ha uno strano gonfiore

c’è, ahimè, chi la perde per gioco
un nuovo gioco inventato dal padre
c’è chi la perde la prima notte
e chi pensa di poterla perdere a rate

c’è chi la perde con tutto quel sangue
chi la perde senza alcun dolore
c’è chi la perde senza sapere
chi di quei mostri è stato il primo ad entrare

e c’è chi la perde col proprio marito
chi ha voluto provarci col dito
chi ha una croce e nella tonaca un buco
chi non capisce che cos’ha perduto

c’è poi chi di perderla ha molta paura
perchè il peccato più bello è mortale
c’è chi la perde davanti e di dietro
per comprendere meglio dove fa più male

c’è chi la perde e dimentica tutto
perchè quella vera non ce l’ha sotto
ma dentro il cuore e lì non la perde
neanche a tirargliela con mille corde

c’è chi la perde senza rimpiento
perchè “è così che diventi una donna”
c’è chi: “è stato lo spirito santo”
e ti chiamano pure “madonna” !

c’è chi la perde e scappa di casa
chi prima la perde, dopo si sposa
chi non l’ha persa e muore zitella
senza provare la cosa più bella

c’è chi la perde e la chiaman puttana
chi non la perde da una settimana
c’è chi la perde col senno di poi
e chi l’ha già persa ma tu non lo sai

Donna

che l’hai perse nel bene o nel male

perchè l’hai voluto o non l’hai potuto evitare

se il fiore più bello ora giace per terra

ricorda…

hai perso una battaglia…

non la guerra

©Thomas Pistoia

Pecore e fiction

Posted on dicembre 17th, 2009 in FRAMMENTI | 2 Comments »

Per fare il pastore ci vogliono le pecore.
Le pecore non hanno bisogno di essere addomesticate, nascono così, con l’istinto di seguire il gregge; il gregge poi segue il cane, che segue il pastore.
Le pecore si spaventano facilmente e, se hanno paura, ti seguono più volentieri,
Ora il pastore è qui, sul palco.
Ha parlato, ha urlato, ha raccontato di libertà e democrazia. Ha guardato, al di qua del chiarore delle luci artificiali, le ombre e le teste sotto le bandiere; ha aperto le braccia indicando l’orizzonte verso il quale è necessario guardare.
L’inverno è cominciato da poco, le sere, da qualche giorno si sono fatte più gelide. E si avvicina il Natale.
L’alito del pastore si disperde nell’aria tra bocca e microfono, sembra voler partire da qui per scontrarsi con gli aliti dispersi dietro le transenne, Le divise dei poliziotti stazionano attente al confine che separa il potere dal contatto umano.
Gli applausi, gli slogan, la folla che urla il suo nome. Il premier sorride, si ferma su ogni concetto e lascia sfogare la tifoseria.
Ci sono persone, là sotto. Non ci sono pecore.
Poggiandosi elegantemente sul leggio il pastore attacca la sua opposizione, argomenta contro giudici, contesta le istituzioni. E la folla lo acclama.
Dall’altro lato altri striscioni, altre bandiere, fischi e disapprovazione.
Sono gli altri, gli alieni, quelli che non seguono il gregge, o quelli che hanno altri pastori. Basterebbe una scintilla per aprire uno scontro.
Gli uni contro gli altri, abitanti dello stesso grande e sfortunato paese, che cercano di annientarsi contro di lui o nel suo nome.
Ci sono persone, laggiù. Non ci sono pecore.
Questo è il potere.
Ma c’è qualcuno che da fastidio, che parla troppo, che si sofferma su particolari importanti, che scrive, annota, smentisce su carta parole fatte di niente,
Alcuni giornalisti.
Un avversario.
Poi gente normale, comune, che sul web raccoglie e pubblica filmati, fotografie, parole che dimostrano fatti o accrescono dubbi,

Che belle le luci di Milano ! Quando non è più giorno, ma non è ancora notte; quando la nebbia è panna montata attorno ai lampioni e alle insegne dei negozi, quando tutto è ancora vivo e un uomo qualunque può perdersi nel viavai, lasciarsi portare qui dalla corrente.
Il premier ha terminato di parlare, ora è il momento che suggella l’unione con la sua gente, l’abbraccio vero, il confondersi dell’alito nel gelo, le parole, le strette di mano, le dediche e gli autografi.
Lo attorniano guardie del corpo e poliziotti, lo seguono le luci delle telecamere.

Un rapido cenno d’intesa. E’ tutto pronto. L’uomo qualunque è qui, è già arrivato.
L’uomo qualunque vede che ora Milano ha troppe luci, non si sente bene, tutte queste luci, no… troppo chiasso, persone che si accalcano, lui è qui, che cosa deve fare ? Vorrebbe tornare nella nebbia, sente il peso del dolore del buio ferito dalle telecamere, è lontano il silenzio, è fuggito lungo altri marciapiedi, voglio andare via.

E’ vicino, adesso; chi gli sta intorno si agita, perchè il premier è lì, a pochi passi, ma l’uomo qualunque ha freddo, gli trema la mano che stringe qualcosa, voglio andar via, voglio andar via. E ricorda voci, suoni, parole mormorate in camere chiuse, le ricorda come fossero un destino, un sentiero illogico e sperduto nella sua mente,.

Si porta una mano allo stomaco e gli occhi si aprono su palpebre immobili…
Un desiderio sordo, una rabbia che si spezza come pane e semina briciole in tutto il suo essere, come se qualcuno glielo dicesse, glielo ordinasse.
Prendi bene la mira, come ti abbiamo insegnato.
Ancora voci che chiamano “Presidente, Presidente”, voci che cantano “Presidente, Presidente”, ora, ora è il momento, colpisci…

Il pastore porta le mani alla faccia e barcolla, s’accascia.
La folla si ferma in secondi di vuoto che passano, ma non trascorrono mai.
L’uomo qualunque distingue a malapena la gente, sa solo che ora mani forti lo stringono e lo portano via; ma lui è già partito da qui, è già fuggito lontano. Ha sonno e vorrebbe solo dormire.

Il premier è nell’auto, si vede del sangue, no aspettate sta uscendo, guardate, mio dio! Sta bene, sta bene, è ferito, sta bene. Si affaccia sulla gente, il pastore, sulla sua buonafede, come a dire “son qui”.
Poi lo spingono dentro e l’auto riparte.

- Com’è andata ? – chiede, mentre l’ospedale si avvicina,
- Tutto bene, signore. Anche il make-up è convincente. Perfetto, direi, per essere stato messo su in pochi secondi.
- Era bell’è pronto, bastava applicarlo, e abbiamo fatto molte prove d’altronde.

Squilla il telefono.

- Licio, carissimo ! Tutto perfetto. E’ comnciata la bolgia in tv ? Ora diamo la colpa all’ex piemme e a quei giornali e giornalisti che parlano troppo… Poi di loro si occuperanno gli amici di Palermo… Certo… Roberto ha già pronto il decreto per ammutolire quei coglioni su internet. In tribunale ? E come faccio ad andarci, sono ferito ! – ride, il presidente – Hai avuto davvero un’idea geniale. La gente mi vedrà come una vittima e risaliremo nei sondaggi, recupereremo alle comunali. Certo, Licio, le pecore si spaventano facilmente e, se hanno paura, ti seguono più volentieri… Non vedo l’ora di essere in ospedale. Avevo proprio bisogno di riposo.

Ci sono persone, laggiù. Non ci sono pecore.
Ci sono persone, laggiù. Non ci sono pecore.

Ci sono persone, laggiù. Non ci sono pecore.

Thomas Pistoia

Pozzanghere

Posted on dicembre 12th, 2009 in FRAMMENTI | No Comments »

Ecco un altro racconto.
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