Archive for the ‘Racconti brevi e versi’ Category

Scritta da mio padre

Posted on dicembre 9th, 2010 in Racconti brevi e versi | 1 Comment »

Siamo scesi da una soffitta e siamo arrivati qui.
E non vorrei lasciarti, credi…
Credimi.
Lo sai che non mi arrendo mai, almeno finchè ci sei.
Sei tutto quel che voglio per me… quel che vorrei.

Però aspetto qui e il tempo… è un regalo, per noi.
Io sono qui e tu mi sorridi… ma non vuoi.
E guardo il soffitto, rivedo i miei giorni…
I miei giorni ed i tuoi…
Io vado e ti lascio che… che non ti lascerò mai.

Siamo usciti da un romanzo di intrighi e fesserie.
Fuggiti dalla porta accanto… senza mai bugie.
Lo so che non ti arrendi mai, almeno finchè son qui.
E ti ripeto che sto bene… Sto bene, sì…

Però vorrei dirti le cose che in fondo già sai.
E non ti parlo, basta uno sguardo, uno sguardo… tra noi.
Ho nella tua mano il coraggio di andare via.
Io sono tuo… e tu resterai mia.

Grazie per aver reso grande questa nostra vita…
Stringila più forte, adesso… Adesso che è finita.
Attendi…
Attendi il suono del mio passo dal fondo delle scale.
Sono solo uscito.

Sono andato a lavorare

©Thomas Pistoia

N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell’autore.

4 novembre 2006

Posted on novembre 4th, 2010 in Racconti brevi e versi | No Comments »

Tra le tue gambe

Posted on ottobre 26th, 2010 in Racconti brevi e versi | 4 Comments »

Tra le tue gambe
il mondo si tinge e profuma di rosa
Tra le tue gambe
ci passa la vita… o comunque qualcosa
Tra le tue gambe ci passo il mio tempo
trattengo il respiro o non mi trattengo
Imbocco la strada, infilo il sentiero…
Tra le tue gambe stanotte non c’ero…

Ed è così grande
tra le tue gambe sembra ancora più enorme
Questo gigante
che raccoglie fiori e ripete il tuo nome
Solleva il tuo peso lassù fino al cielo
e sconfigge il dolore in un attimo solo
Si nutre di mare, di terra e di vento…
Tra le tue gambe stanotte non entro…

Ma lascia una luce accesa qui
che io possa guardarti…

Tieni una mano ferma lì
che io non possa ferirti mai…

Aspetta sia buio e sorgerà
un nuovo sole per me

Tra le tue gambe
voglio si fermi ancora il mio sguardo
Ancora una volta
prima di andare per l’ultimo viaggio
Pensando “ne è valsa, ne è valsa la pena
se tra le tue gambe io esco di scena”
Se tra le tue gambe è il giorno più lungo…
io tra le tue gambe stanotte ci vengo…

Ma lascia una luce accesa qui
che io possa guardarti…

Tieni una mano ferma lì
che io non possa ferirti mai…

Aspetta sia buio e sorgerà

Un nuovo sole… per me

©Thomas Pistoia

N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell’autore.

Sindrome

Posted on ottobre 14th, 2010 in Racconti brevi e versi | 1 Comment »

Sui capelli brizzolati che gli erano superstiti lungo le tempie e parte della nuca si gonfiava a tratti una vaporosità lanosa, quasi pecorina. Effetto di lavaggi troppo accurati, forse; c’era comunque nello specchio d’acqua della sua papalina la consapevolezza angosciosa del naufragio, il miraggio lontano di quei pochi ciuffi ribelli alla calvizie, ultimi baluardi della resistenza, ultimi eroici atolli di una rivoluzione senza speranza.
Mani grandi e poco pelose navigavano, a volte, in quel paesaggio oceanico e desolante che era la sua nuca, quando, con gesto di disperazione, raccoglieva il suo capo in un abbraccio tremolante, pavido, rassegnato, e pensieri, pensieri maligni, acidi e dissacranti… gli sembrava, tra quelle polpose sue dita, di poterli raccogliere…

- Ho voglia di qualcosa – diceva a se stesso, e cercava, cercava, cercava…
Sigarette ?
Non fumava.
Birra ?
Non beveva !
Un cibo particolare ! Chessò… un … un… un purè !
Cioccolata ? Melone ? Costoletta di maiale circondata da fagiolini novelli ? Funghirisobollitospaghettiallamatriciana ?
No.
Donne ?
Neanche, perdio !
Voglia di uscire, di andare, di provare e riprovare, voglia di parlare con qualcuno foss’anche un rappresentante di aspirapolveri !
Ma no, no, non era neanche questo !
- E’ che… a volte si hanno desideri così inconsci, profondi, intimi – diceva – che alla fine non si riesce nemmeno a capire cosa siano !
Voglia di conoscere le proprie voglie, allora ! Voglia di sapere che cosa sei, cos’hai veramente dentro, dentro nel tuo interno !
Forse.
Fermò un tizio, lì, per la strada, e gli chiese una sigaretta; entrò in un bar e ordinò una birra; in un ristorante mangiò purè e riso bollito. Fermò una donna, una bella donna, le chiese, così, semplicemente, con lo sguardo tenero e furbino del bimbo che prega suo padre (mi porti alle giostre ?). Le chiese…
Maleducatoporcopervertitochiamoivigili ! Fu la risposta.
Pazienza. Tanto non ne aveva voglia, non aveva voglia di nulla che sapesse.

Osservò da un cavalcavia toccata e fuga  di un treno, poi…
Si accorse di avere una scarpa slacciata.
Maledisse la sua solitudine.

©Thomas Pistoia

N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell’autore.

Soffio

Posted on ottobre 6th, 2010 in Racconti brevi e versi | 1 Comment »

Di vento.
Scompiglia i capelli e le foglie sul ramo.
Ce n’è una che cade
…ma piano.

Di anziano.
Ravviva il fuoco che è nascosto là sotto.
Scarabocchio nero
…dal tetto.

Di gatto.
Vibrisse accese di rabbia cieca e paura.
Artigli su segni
…di sutura.

Di cameriera.
Guarda che sporcizia e quanta polvere vola !
Un colpo di straccio
…poi cala.

Di guance viola.
Lo sforzo di gonfiare il palloncino rosso.
S’alza e galleggia
…lo stesso.

Di gesso.
Dopo aver baciato piano la sigaretta,
poi sul fiammifero, in fretta
e lo getta
come se nulla, nulla valesse.
Eppure è d’amore, se vuole…
E’ amore…

Di madre.
Sulla minestra, ed il bimbo sopra la gonna.
Un bacio schioccante
…di donna.

E di donna…
Sfiora il mio collo, mi solletica appena.
Mi dormi vicino
…serena.

Infine qualcuno.
Scende giù lento dal piano di sopra,
sorride e spegne la luce…
C’è odore di cera.

Vacilla, barcolla, poi muore…

PFFF !

Candela

©Thomas Pistoia

N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell’autore.

Ultime parole del poeta

Posted on settembre 19th, 2010 in Racconti brevi e versi | 2 Comments »

Non c’è più il rumore molesto che fan le parole
Quando danzano al ritmo indigesto di regole nuove
E di notti, di frasi passate al setaccio sento ancora l’odore
Stringimi forte la mano… per favore

Non c’è più il disegno contorto dei gorghi del fiume
Quando passi sul ponte e da lì cominci a pensare
Il dubbio, l’arcano, è andare comunque controcorrente
correre, scorrere, correre, scorrere sempre

E per te che hai patito lo starmi vicino
E vicino vuol dire alla giusta distanza
Quasi spiando da troppo lontano
Per te, forse, non ho scritto abbastanza

E adesso che parto e vado senza valigia
ed ogni mio verso è come un soffio di vento
Amore perdona quest’uomo da niente
che ha chiamato poesia il suo perdere tempo

E invece la vera poesia era nei tuoi sorrisi
Nelle tue mani, tra i tuoi capelli, dentro i tuoi vestiti

Ma il giusto rimpianto, quello che per forza dev’essere mio…

Mi hai amato per tutta una vita e non ti ho scritta io

Mi hai amato per tutta una vita e non ti ho scritta io

©Thomas Pistoia

N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell’autore.

Con la bocca piena

Posted on settembre 7th, 2010 in Racconti brevi e versi | 1 Comment »

Maria Estella Bocchini entrò nell’ufficio privato del Leader intorno alle ventidue.
Lui non c’era ancora, o forse era di là, in bagno. Quotidianamente il capo si iniettava sostanze “rivitalizzanti”, e non di rado integrava il suo dooping con una buona scorta di pillole blu e polvere bianca… soprattutto quando sapeva di dover incontrare una signora.
Maria Estella Bocchini pensò che quel giorno anche lei, che aveva quasi quarant’anni in meno del suo presidente, non avrebbe rifiutato un po’ di quelle medicine. Era stanca.
Quella era stata forse la giornata più importante della sua vita, il punto di partenza di una carriera che, ne era certa, da quel momento in poi non si sarebbe più fermata.
Era stato il giorno dell’insediamento del nuovo governo del Bottananga, penisola del nord africa estremo; e lei aveva da poche ore giurato nelle mani del presidente: Maria Estella Bocchini era ora il nuovo ministro della pubblica istruzione.
Il Leader, la sua guida, il suo benefattore, il suo mentore, il mecenate della sua ascesa istituzionale, l’aveva scelta personalmente. L’aveva chiamata a una nuova missione,
Finalmente ! Dopo tanti anni di gavetta politica, di rinunce, di compromessi; anni di servilismo, di cieca obbedienza. Anni di ambizione e carte false per ottenere un traguardo, per salire un gradino in più, per emergere a qualsiasi costo.
Prima la laurea in giurisprudenza ottenuta cambiando sede di esame, poi la lenta scalata di conoscenze sempre più influenti, per arrivare in alto, dove c’era lui, con il suo potere, la sua ricchezza, la sua… luminescenza.
Il segreto è non vergognarsi mai di nulla. Non dire mai di no.
Essere pronta a tutto.

Mentre recitava mentalmente il motto, il comandamento fondamentale, l’inno segreto suo e di tutti i politici appartenenti al parlamento del Bottananga, la porta secondaria dello studio si aprì e comparve, sorridente, il Leader.
- Presidente…
Impeccabile nel suo doppio petto, preciso nel maquillage, prezioso nell’atteggiamento, il Leader la accolse con un abbraccio.
- Mia cara… Congratulazioni.
Lei si lasciò stringere, si lasciò baciare sulle guance.
- Grazie, io… sono pronta, non la deluderò.
Il Leader la prese per mano e la accompagnò vicino a un sofà. Si sedette, sempre tenendole la mano. Lei gli rimase di fronte, in piedi.
Udirono provenire dai corridoi esterni uno scalpiccio di passi veloci; funzionari, giornalisti. O la scorta, pensò lei.
Dalla piazza sottostante urlò breve una sirena.
Maria Estella Bocchini gettò una fugace occhiata alla luna schiacciata contro le sbarre di una finestra, poi si voltò di nuovo e la mano di lui stringeva più forte.
- Mia cara… Mia cara… Confido molto in te. Il tuo è il compito più delicato.
Vedi, come sai, il nostro è un progetto antico, un obiettivo importante per mantenere saldi i valori su cui si poggia questo paese… Ci sono interessi enormi in gioco. Il Gran Maestro ha progettato per decenni questo passaggio, siamo a una svolta storica.
Maria Estella Bocchini tacque,
Lui si passò l’altra mano sul mento, come se stesse cercando le parole.
- In questi ultimi anni ho raccontato a questo popolo la mia favola. Ho dato alle televisioni il compito di diffonderla. Perchè questo, Maria Estella, è un popolo che crede alle favole. Ci crede, sì, però (come dice spesso il Gran Maestro) è un popolo dagli anticorpi massicci. Ha centinaia e centinaia di anni di storia, arte, cultura che lo proteggono. Possiamo dominarlo, ma mai fino in fondo. Per poterlo gestire appieno come vorremmo, dobbiamo distruggere il suo sistema immunitario, dobbiamo massacrare i suoi anticorpi e far sì che i giovani siano i primi ad assimilare la nostra favola.
In una parola, mia cara – e qui sospirò, quasi il terminare la frase fosse per lui un sacrificio – Ci vuole l’ignoranza.
Maria Estella Bocchini non disse nulla. Si inginocchiò.
- Ecco perchè tu sei il ministro più importante. Da te partirà l’opera di evangelizzazione finale. Seguendo i dettami del Gran Maestro renderemo la scuola del Bottananga un’istituzione povera di mezzi e di valori. Faremo in modo che sia in grado di forgiare, in edifici fatiscenti, una gioventù formata su ciò che già da anni nelle televisioni diffondiamo: il nulla.
Lei non parlò.
Lui le pose la mano sul capo avvicinandola a sè.
L’orologio era sulle ventitrè.
- Il nostro problema sono gli intellettuali, gli artisti, gli scienziati, gli uomini formati sullo stato di diritto e la coscienza civile. La tua riforma scolastica eliminerà alla radice questi elementi e impedirà la nascita e la crescita di nuovi oppositori. Toglieremo alla scuola le risorse, faremo in modo che ci siano pochissimi insegnanti malpagati e precari, a fronte di moltissimi studenti rincoglioniti. E creeremo disoccupazione nel corpo docente, e impediremo la ricerca scientifica… Incrementeremo la scuola privata che genererà profitti e insegnerà quello che noi vogliamo… quello che il Gran Maestro vuole…
Il Leader abbassò gli occhi per un secondo, il tempo di scorgere i capelli di Maria Estella Bocchini che si disperdevano  tra le sue ginocchia. Gemette.
- E… cresceranno… cresceranno giovani che penseranno che la vita sia quella della pubblicità… o dei reality… Giovani dalle coscienze sedate, dormienti… che non si faranno più domande… perchè a loro comunque le risposte non interesseranno…
Il Leader sospirò.
- Sei pronta… p-per questo importante compito… c-che ti attende ?
Maria Estella Bocchini di nuovo restò in silenzio.

Ma stavolta ne aveva motivo.

Non si può parlare

con la bocca piena

©Thomas Pistoia

N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell’autore.