Io Lorenzo e Skype (intervista del 3 febbraio 2007)
Posted on gennaio 5th, 2009 in No Comments »
(Mercanti di Liquore – Cecco il Mugnaio – da “La musica è dei poveri – 2002)
Uno dei più grandi poeti che l’Italia abbia mai conosciuto è attualmente presente solo su poche e illuminate antologie della letteratura italiana: si chiama Fabrizio De André.
Non starò qui a disquisire su quanto sia giusto o ingiusto, didattico o scandaloso il sostenere che la canzone assume molto spesso la stessa dignità della poesia; De André ha lasciato comunque un’eredità di musica e idee che non raramente viene raccolta da altri e più giovani musicisti.
Erano gli anni ’90 quando Lorenzo Monguzzi, Simone Spreafico e Piero Mucilli decisero di dar vita ai Mercanti di Liquore, un gruppo orientato alla musica acustica, e di dedicare una buona parte della loro creatività alla rivisitazione della produzione musicale del cantautore genovese.
Ma nascere come “cover band” non significa per forza rinunciare ad esprimere la propria personale creatività così, partendo dal loro primo cd “Mai Paura” del 1999, passando attraverso la partecipazione all’album “Amico Fragile” (tributo di vari artisti a De André) e ad altri lavori squisiti, giungiamo al 2002 con “La Musica è dei Poveri” primo vero disco dei Mercanti di Liquore costituito principalmente da composizioni originali.
Il talento e l’originalità che il gruppo aveva già dimostrato in passato, diventa evidente e indiscutibile con veri e propri gioielli di composizione tanto musicale quanto letteraria (cito 2 brani per tutti: “Lombardia” e “Cecco il mugnaio”, quest’ultima su versi di Erri De Luca).
Dal 2003 comincia poi la collaborazione con Marco Paolini che culmina nell’uscita dell’album “Sputi”, resoconto della tourneé teatrale Song n.32 (Concerto variabile).
Il sodalizio con Paolini, che dura tuttora, vede il gruppo impegnato in altri e più articolati esercizi di contaminatio tra letteratura e musica. Svariati i poeti e gli scrittori che donano versi ai brani dei Mercanti: Dino Campana, Gianni Rodari, Mario Rigoni Stern, Biagio Marin.
Giungendo ai giorni nostri è d’obbligo citare l’ultimo album “Che / Cosa / Te / Ne / Fai/ Di /Un / Titolo” e lo spettacolo teatrale già in tournée (ancora con Paolini e la partecipazione ai testi di Andrea Bajani) “Io e Margaret Thatcher”.
Per parlare di tutto questo e di altro ho preso appuntamento con Lorenzo Monguzzi, voce e chitarra dei Mercanti di Liquore, all’una di notte su Skype
Io c’ero… e lui pure.
Riporto l’intervista/chat così, al naturale, proprio come, parola per parola, è nata e si è evoluta sugli schermi dei nostri pc.
[1.20.48] thomas scrive: Ciao Lorenzo, quando vuoi (e se non sei ancora abbastanza stanco da non volerlo), io sono pronto
[1.21.47] Lorenzo scrive: Eccomi qua
[1.22.05] Lorenzo scrive: fresco come una rosa
[1.22.30] thomas scrive: fino adesso in studio o avete fatto qualche pausa?
[1.23.38] Lorenzo scrive: smettiamo verso le otto, in realtà l’impegno che avevo è saltato. Potevamo fare prima ma ormai eravamo daccordo
[1.24.56] thomas scrive: va beh, meglio così, ti ricorderai per sempre di Via oberdan, un’intervista con skype alle 2 di notte, voglio vedere chi altro te la farà mai
[1.25.36] Lorenzo scrive: esatto, siamo estremamente estremi 8)
[1.26.16] thomas scrive: Io la pubblicherò così, come la stiamo vedendo, e se sei d’accordo parto con la prima domanda
[1.26.26] Lorenzo scrive: vai
[1.26.58] thomas scrive: Siamo principalmente un portale letterario, è quindi ovvio e doveroso cominciare sottolineando i frequenti riferimenti letterari che si trovano nei vostri pezzi (Rodari, Campana, Erri De Luca, Rigoni Stern ecc.); come scegliete gli autori e i brani che andate poi a riproporre musicalmente?
Cercate il pezzo che meglio si adatta all’argomento che volete trattare (per es. guerra/Rigoni Stern), oppure scegliete in base alla pura e semplice emozione che vi da in quel momento una determinata poesia o prosa ?
[1.31.00] Lorenzo scrive: Allora…..nei lavori con Paolini la scelta è sempre dettata dalle tematiche di cui vogliamo parlare. Per esempio il primo lavoro (Song n.32) è nato come spettacolo sull’acqua e quindi abbiamo fatto un po’ di ricerca, volevamo vedere se qualcuno aveva già parlato meglio di noi di certe cose
Poi, inevitabilmente, quando cominci ad aprire qualche libro finisce che ti appassioni anche a cose che non cercavi
[1.33.43] Lorenzo scrive: Forse è così che nascono i pezzi migliori, ci vuole un po’ di fortuna e bisogna avere il coraggio di cambiare direzione con facilità
[1.34.47] thomas scrive: mi sembra che skype non abbia la funzione che indica quando l’interlocutore sta digitando per cui non riesco a stabilire quando hai terminato di rispondere, anche se non è molto professionale, facciamo che mi avverti tu quando hai terminato?
[1.35.17] thomas scrive: solo per non farti attendere inutilmente
[1.35.26] Lorenzo scrive: ok, ti digito una faccina
[1.35.38] thomas scrive: Perfetto.
[1.35.41] Lorenzo scrive:
[1.36.16] Lorenzo scrive: in realtà andrei avanti per ore, solo che non sono un fulmine sulla tastiera
[1.36.22] thomas scrive: Beh, a questo punto la domanda è d’obbligo
[1.36.50] thomas scrive: I pezzi migliori: ce n’è uno a cui sei/siete particolarmente affezionati?
[1.37.29] Lorenzo scrive: Della nostra produzione direi “Lombardia” e “Senza Titolo”
[1.37.58] Lorenzo scrive: Con Marco “7 Fratelli”
[1.38.08] Lorenzo scrive:
[1.38.24] thomas scrive: Veniamo al vostro ultimo lavoro e mi riallaccio alla contaminatio letteraria
[1.39.11] thomas scrive: Si nota in “Cosa te ne fai di un titolo”, che le citazioni e le rivisitazioni altrui sono molto più limitate per dare voce a composizioni del tutto vostre, quasi da cantastorie (per es. “Nella chiesa di Bellusco”).
[1.39.23] thomas scrive: E’ un’analisi esatta?
[1.39.37] Lorenzo scrive: Direi di si
In realtà io sono una specie di spugna, nel senso che scrivo in base alle suggestioni del momento che sto vivendo, siano esse musicali, letterarie o anche cinematografiche
Per esempio quando ho scritto “Nella chiesa di Bellusco” avevo da poco letto “L’Agnese va a morire” e quel tipo di narrazione, così diretta ma anche commovente, mi ha sicuramente influenzato…..spero positivamente
[1.46.15] Lorenzo scrive: In altri momenti ho più la sensazione di scavare nel mio quotidiano e in quel caso cerco di usare un linguaggio che sia il più possibile coerente con la vita di tutti i giorni. In certi casi una scrittura troppo aulica o vagamente colte mi risulta un po’ grottesca
[1.46.38] Lorenzo scrive: ops….colta
[1.48.34] Lorenzo scrive: Penso che un testo deve essere necessariamente al servizio di ciò che si sta cercando di narrare e mai viceversa. Mi capita spesso di smettere di leggere libri in cui lo stile dell’autore ruba scorrevolezza o interesse alla trama
[1.49.07] Lorenzo scrive:
[1.49.54] thomas scrive: Hai definito la narrazione di Bellusco “commovente”, ma nei vostri pezzi c’è anche molta ironia (penso tanto per fare esempio alla paura tra le gambe del chierichetto o all’intro più plateale dell’album “La musica è dei poveri”). A parte i brani con Paolini in cui è l’intonazione della sua voce a dare il senso dell’ironia,
[1.50.44] thomas scrive: trovi sia utile vestire il dolore di sorriso?, diciamo così…
[1.51.09] Lorenzo scrive: Bravo, hai già risposto da solo.
[1.51.29] thomas scrive:
[1.51.58] thomas scrive: Sbaglio se dico che in questo ultimo disco anche le sonorità sono un po’ cambiate, rispetto ai precedenti ?
[1.52.19] Lorenzo scrive: Non sbagli affatto
[1.55.57] Lorenzo scrive: Mi sembra vitale per un musicista cercare di non ripetersi, anche a costo di sbagliare direzione; può succedere, ma ritengo sia preferibile farsi una bella caduta piuttosto che ingabbiarsi in un qualsiasi stile che, se malauguratamente ti porta al successo, rischia poi di inibire qulasiasi sviluppo del tuo lavoro
Cerchiamo di fare solo cose che ci piacciono, che ci appassionano. Sarebbe dannatamente preoccupante che ciò che ci piaceva quattro anni fa sia uguale a ciò che ci piace oggi, significherebbe che abbiamo smesso di cercare…….la morte dell’artista
[2.00.42] thomas scrive: Ciò che non cambia mai però è la vostra attenzione all’attualità e ai problemi sociali; dal quasi verismo verghiano dell’album “La Musica è dei poveri”, a quest’ultimo in cui in certi casi sconfinate nella profezia
. Vedi “Huntsville” e la recente esecuzione di Saddam, o la altrettanto recente attenzione generale sull’importanza dell’acqua (da voi trattata in “Due parti di idrogeno per una di ossigeno” in tempi non sospetti). Sottolineare e, dove possibile, denunciare certi orrori/errori la considerate una necessità o un dovere dell’artista ?
[2.01.46] Lorenzo scrive: No, un dovere non direi. Una prerogativa casomai
[2.04.40] Lorenzo scrive: E’ fondamentale parlare solo di questioni che ti toccano veramente e farsi anche un bell’esame di coscienza per stabilire se hai il diritto o meno di parlarne. Lo strumentalizzare delle tematiche o dei semplici fatti di cronaca è un’eventualità che mi terrorizza
Per esempio, ho pensato spesso di scrivere qualcosa riguardo le allucinanti giornate di Genova durante il G8, ma non sarei andato oltre lo sdegno o la semplice denuncia. Allora è meglio tacere. Di fronte a certe cose anche il silenzio è una forma di rispetto…..o quantomeno è preferibile alle frasi di circostanza
[2.08.04] Lorenzo scrive:
[2.09.14] thomas scrive: Citando Genova introduci magicamente la domanda successiva, le profezie continuano
[2.09.52] thomas scrive: La disobbedienza, concetto anche questo vicinissimo all’attualità. Mi dai una tua definizione personale di “disobbedire”? Musicalmente già lo fate in un certo senso, diciamo che disobbedite alle mode, al marketing (come il maestro De André). Se e quando ha senso disobbedire socialmente o individualmente?
[2.10.07] thomas scrive: E’ un tema che trattate sovente.
[2.17.49] Lorenzo scrive: La disobbedienza “cosciente” richiede due capacità meravigliose dell’essere umano (direi più precisamente ” di alcuni esseri umani”), prendere coscienza di una determinata realtà, a prescindere da quello che può essere il “comune pensare” e successivamente avere il coraggio di fare una scelta scomoda e spesso tutt’altro che conveniente. Ritengo che molte delle conquiste sociali attribuite a questa sgangherata umanità abbiano avuto origine da questi fenomenali “bastian contrari”
Mi capita quindi spesso di rendere omaggio a questi “pionieri”. Se poi il nostro percorso nel “meraviglioso mondo della musica italiana” si può considerare disobbediente la cosa mi riempie di orgoglio
[2.20.57] Lorenzo scrive:
[2.21.49] thomas scrive: Infatti era un complimento
[2.22.01] Lorenzo scrive: Ti ringrazio
[2.22.31] thomas scrive: “Miserabili – Io e Margaret Thatcher”. E’ l’ultimo lavoro che state mettendo in scena con Marco Paolini. Vuoi spiegare ai nostri lettori di che si tratta?
[2.23.09] Lorenzo scrive: In poche parole è davvero difficile, ma ci proverò
Lo spettacolo nasce dalla domanda “come abbiamo fatto a diventare quello che siamo oggi?”
[2.26.20] Lorenzo scrive: Nel senso….noi italiani siamo cambiati parecchio. Se riusciamo a pensare a come eravamo solo una ventina d’anni fa ci rendiamo conto che ci sono state delle vere e proprie rivoluzioni nel nostro modo di vivere, nel nostro modo di intendere la politica, il lavoro, la società
[2.27.25] Lorenzo scrive: La sensazione è che, da un certo punto della nostra storia, abbiamo smesso di accorgerci di ciò che ci stava succedendo
In lunghe discussioni con Marco siamo riusciti ad identificare un inizio temporale di questo cambiamento
[2.28.41] Lorenzo scrive: Gli anni 80
[2.29.48] Lorenzo scrive: Dagli anni 80 in poi la nostra storia si fa più confusa
[2.31.31] Lorenzo scrive: Anche a livello mondiale quel periodo vede un netto cambiamento di rotta
[2.32.41] Lorenzo scrive: Nel 79 in Inghilterra la Thatcher diventa primo ministro, un anno dopo (se non ricordo male) Ronald Reagan diventa il presidente degli USA
[2.33.45] Lorenzo scrive: Questi due personaggi faranno piazza pulita di tutte le teorie economiche e politiche preesistenti
[2.34.24] Lorenzo scrive:La salvezza dell’umanità è il libero mercato
[2.36.39] Lorenzo scrive: Qualsiasi rivendicazione umanistica o ideologica diventa “vecchia e inefficace” solo la ricchezza può curare il pianeta.
[2.38.04] Lorenzo scrive: Ovviamente sto sintetizzando e probabilmente banalizzando i concetti, ma ci sono stati e probabilmente ci sono ancora fior di economisti che sostengono teorie del genere
Partendo da quì stiamo cercando di arrivare a capire come tutto ciò sia entrato nella nostra vita e come ci abbia condizionato
[2.40.32] Lorenzo scrive: Ci sarebbe di che parlare per dell ore
[2.40.59] Lorenzo scrive:
[2.41.39] thomas scrive: Mio personalissimo commento
[2.42.12] thomas scrive: Trovo l’idea molto interessante e ne seguirò gli sviluppi
[2.43.04] Lorenzo scrive: Sei il benvenuto
[2.43.06] thomas scrive: credo che interesserete molto soprattutto chi, come me, è stato giovane in quegli anni
[2.43.16] thomas scrive: negli 80
[2.43.34] Lorenzo scrive: io pure
[2.43.50] thomas scrive: Avrei terminato le domande, ne resta una sola
[2.44.50] thomas scrive: L’ultima domanda ha a che fare con la frase che campeggia sul nostro banner in home page di Via Oberdan
[2.45.09] thomas scrive: che tu hai notato
[2.45.44] thomas scrive: E nell’occasione mi hai accennato che Gaber ha qualcosa a che fare con le ultime cose che state facendo
[2.46.19] thomas scrive: La libertà non è star sopra un albero
[2.46.38] thomas scrive: Cocludi tu dicendomi quello che vuoi
[2.48.12] Lorenzo scrive: oggi la chiusura di Gaber “Libertà è partecipazione” ha un sapore completamente diverso da quello che aveva quando lui l’ha scritta.
[2.48.53] Lorenzo scrive: Oggi ha una vena di nostalgia, un sapore differente
[2.49.44] Lorenzo scrive: abbiamo cercato di riarrangiarla, di farla diventare un lamento, una preghiera rabbiosa
[2.50.49] Lorenzo scrive: Forse ci stiamo allontanando da qualsiasi significato si voglia dare alla parola libertà
[2.51.30] Lorenzo scrive: o forse semplicemente non siamo più in grado di apprezzarne l’essenza
[2.53.40] Lorenzo scrive: Come se ci avessero drogato per anni con qualcosa che in realtà non ci serviva
[2.54.24] Lorenzo scrive: forse adesso libertà, per noi occidentali è riuscire a capire di che cosa abbiamo veramente bisogno
[2.55.04] Lorenzo scrive: dobbiamo ridimensionare le nostre ambizioni, è triste ma credo sia proprio necessario…










