Il Fiore Più Bello del Mondo (Litanìa)

Posted on settembre 19th, 2011 in Racconti brevi e versi | 1 Comment »

Il fiore più bello del mondo somiglia alla rosa
Ha gli stessi petali color rosso acceso
la stessa carezza vellutata e maliziosa
Ma il fiore più bello del mondo
Non è la rosa

Il fiore più bello del mondo somiglia al tulipano
Ha gli stessi anfratti freschi e profumati
la stessa smania di schiudersi al tocco della mano
Ma il fiore più bello del mondo
Non è il tulipano

Il fiore più bello del mondo somiglia anche all’orchidea
Ha la stessa vanitosa bellezza
la stessa altera grazia di una dea
Ma il fiore più bello del mondo
Non è l’orchidea

Potrei dire che somiglia alla stella alpina
quando le labbra che lo baciano si bagnano di brina
o al girasole
quando, gioioso, rivolge il sguardo al sole
E certamente è simile anche alla mimosa
perché, come questa, anch’esso di ogni donna sa dir qualcosa…

Ma somiglia senz’altro pure alla viola, e alla magnolia, al garofano, all’ortensia
Poi anche al mughetto, al fiordaliso, al ciclamino…
Ed ha il profumo di tutti insieme questi fiori
Ma il fiore più bello del mondo
Non è nessuno di questi fiori

Però…
Può somigliare anche al crisantemo
Sa avera la sua stessa aria malinconica
se non c’è qualcuno che gli dice “ti amo”
Ma il fiore più bello del mondo, no
Non è neanche il crisantemo

Infine…
Infine somiglia anche alla margherita di campo
perché ha il suo stesso polline dolce e dorato, come rugiada da leccare sulle dita
Ma no, no…
Il fiore più bello del mondo
Non è neanche la margherita

Oh, amore mio !
Il fiore più bello del mondo…

C’è bisogno che te lo dica ?

Il fiore più bello del mondo

è la tua fica

©Thomas Pistoia

N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell’autore.

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Telefonata integrale tra Berlusconi e Lavitola

Posted on settembre 16th, 2011 in Media | No Comments »


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Me ne vado su internet

Posted on settembre 6th, 2011 in Racconti brevi e versi | No Comments »

Con te che non mi parli, non mi guardi, non ti accorgi quanto tempo è già passato in questa stanza, quanta noia si è posata, come polvere riflessa nella luce, nelle nuvole di fumo che libera la brace…

Muore sigaretta come muore la giornata, così muore la risata malinconica e fasulla di persiane di negozi che si chiudono alla strada…
Cosa vuoi che faccia ? Dove vuoi che me ne vada ?

Me ne vado su internet.

Quando la pressione, la tensione di una vita che rifugge tutto ciò che è quotidiano si fan largo tra i neuroni addormentati, tra gli ormoni già usurati, quando passano di moda gli sguardi innamorati…

Non posso mica fare come i pazzi assatanati che hanno la pistola per i casi disperati e fanno fuori madre, moglie, figli, generi e nipoti…
Che cosa posso fare per riempire questi vuoti ?

Me ne vado su internet.

E d’incanto sono ovunque in giro per il mondo.
Non ti dico, non ti dico quando torno.
E c’è ogni volta un sito nuovo da vedere…
Ce ne ha uno persino… il panettiere !
E chi si stanca di viaggiare sai che cosa fa ?
Si ferma lì e si fa una chat !

Mi prende, mi cattura questo senso di potere. Quanto aliena dai problemi, come spinge via i pensieri…
Come sembra liberale, democratico, speciale… Dovremmo averlo tutti per diritto sindacale !

Con te che non mi parli, non mi guardi, non lo senti questo cuore imbizzarrito che fa strisce sul selciato, questa punta di fagiolo sempre chiusa, prigioniera…
Dove vuoi che andiamo ? Che si fa stasera ?

Ce ne andiamo su internet.
Io ti porto su internet.

Me ne vado su internet.

Vuoi venire…

Vuoi venire con me ?

©Thomas Pistoia

N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell’autore.


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Saverio Tommasi alla scoperta di Comunione e Liberazione

Posted on agosto 29th, 2011 in Media | No Comments »


Saverio Tommasi ha trascorso 12 ore al Meeting di Rimini 2011, quello di Comunione e Liberazione. Dodici ore fra integralismi cattolici e voti di castità.

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equitaglia 1789

Posted on agosto 7th, 2011 in Racconti brevi e versi | No Comments »

 

Si sparse peduncolando, il rimbombo dei passi. Sembrò farsi largo tra giacigli di vento. Trascorse tra vetrate e porte automatiche, si perse nel calpestio di stampanti e computers.
Gli impiegati però, non compresero subito.
Qualcuno su Facebook aveva nitrito la solita sbobba di pacifismo allungato; commenti centrosinistroidi dell’ultima ora consigliavano la calma. Ma Facebook si nutre di maggioranze, di graffi alla schiena del mondo. Forse per caso, forse per destino, il richiamo a nuova pazienza non bastò. E fu tutto bellissimo.
Il nome degli ultimi suicidi fu orgoglio e bandiera. Nel loro ricordo, nella tua memoria, si alzò il mormorio della folla. E le strade si aprirono alle strade, all’unisono si scoperchiarono i palazzi, e la gente, la bella gente, la santa gente, si mosse come un unico essere pensante.
Poi arrivarono i forconi. Un’altra idea che era piaciuta a tutti.
Richiamavano i grandi turbinii della storia, in particolare la fiumana parigina del 1789. Non che tutti fossero consapevoli del riferimento; forse, anzi, dei forconi piaceva semplicemente il pensiero che le loro punte potessero infilzare non solo covoni di paglia, ma anche grossi culi. I loro culi.
Così milioni di forconi cominciarono a indicare come molte dita il cielo, e a camminare, ognuno insieme alla propria persona.
L’intero stivale prese a vibrare in un unico sogno, la rabbia delle brave persone attraversò come un brivido la spina dorsale del paese, senza remore e senza un avviso.
I giornali arrivarono tardi.
Le televisioni non fecero in tempo.
All’ombra dell’ultimo reality, sulla scia del prossimo talk-show si accese l’ultimo anelito di vita di un’epoca mai cominciata.
E alla fine, furono davvero gli impiegati i primi a capire.
Se si fosse trattato di un altro ente, di altri uffici, probabilmente li avrebbero lasciati andar via. Ma sai, per questi funzionari non poteva esistere il ragionamento “non hanno colpa, fanno il loro lavoro”. Si sapeva che erano addestrati alla burocrazia e si sapeva di come godevano nell’infliggere i loro incartamenti. Con quel sorrisino sfatto da avvoltoi in divisa d’ordinanza, quella protuberanza amorfa in camera endocranica vigile e superba, non si smentivano, non rispondevano e solo calcolavano, rateizzando a interessi aguzzini.
Tasse, dazi, balzelli e pinzellacchere pagate 100 volte e accresciute a bella posta per schiacciare, per succhiare il pane ai morti, mentre lassù imperavano le escort della casta. Sanzioni usuraie su famiglie di persone; pignoramenti di auto, case, mobili ed esistenze intere. Mentre lassù mafioseggiavano corruzione a delinquere e camurria.
Loro erano 51% Agenzia delle Entrate. 49% Inps.
No.
Non li lasciarono andar via.
E non vi fu tumulto. Nella prima sede la gente, la buona gente, la santa gente, entrò con calma.
Si udì soltanto un colpo di tosse. Poi un bambino tra la folla urlò, forse senza capire: “abbasso Equitaglia !!!”
I forconi calarono sugli sportelli, sui terminali, sulle stampanti, sulle scrivanie.
I fogli, le cartelle… volarono via.
Gli impiegati…
Non vi fu sangue.
Perchè li impiccarono.
La ghigliottina parigina fu sostituita dalla corda cravattara che loro stessi avevano per decenni rappresentato come sistema. In tutta Italia, contemporeanamente.
Non si vide polizia. Nè carabinieri, nè esercito. La folla faceva troppa paura. O forse anche loro erano la folla.
Quando dopo qualche ora tutto fu finito, qualcuno scrisse su Facebook: “ora tutti a Montecitorio”.
E la gente, la buona gente, la santa gente, di nuovo si mosse.
Inesorabilmente.

Come un unico essere pensante.

©Thomas Pistoia

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Patrizia Tocci – Non sono scomparse, le lucciole

Posted on luglio 11th, 2011 in Media | No Comments »

Ognuno ha la sua fiaccola sotto il moggio. Io ho una piccola candela, in un bicchiere di vetro, che mi è stata portata da Amsterdam..Una candela profumata alla vaniglia. L’ho accesa nei momenti in cui volevo piangere, in cui volevo stare dentro me stessa, scegliermi e sciogliermi piano piano , diluendo l’ansia e la tensione. Poche volte è accaduto anche con la felicità. Ho aggiunto tutte le essenze, tutti gli oli profumati del mio giardino interiore. Si sono ben mescolati la rabbia del basilico e la tristezza della menta, l’odore dei tigli lungo i viali della mia città e l’odore delle ginestre. Quando mi sono sentita una ginestra, ho piegato il collo, ho detto si al mio destino, ho pensato : “ passerà”.
Ho mescolato i venti e i colori dell’Andalusia, le ombre nere di Venezia, le bianche pietre dei campielli splendenti di malinconia, le veloci autostrade della Francia e la gonna colorata di Parigi… ci ho messo dentro le strade dolci dell’Austria, i giochi di luce sulle sabbie di Sardegna, il bianco accecante delle masserie pugliesi.. Le catene del ponte di Budapest, i viaggi fatti con i libri in mano che chiamavano altri viaggi e quella poesia di Borges che ti ricorda che alla fine di questo girovagare senza senso, è il tuo profilo che si compone. Ci ho messo dentro le parole avventate, quelle del giorno e quelle della notte. Sono venuti fuori i profumi fruttati e sensuali, quelli che stanno nascosti tra i fogli umidi dei lenzuoli o quelli con cui incarti il dolore che non puoi chiamare col suo nome. Ho nascosto, dentro quella cera, tutto quello che ho visto da quando ero bambina. Io ho avuto il privilegio di vedere le lucciole, a raggiera, nelle notti d’estate, ho avuto la fortuna di poterle tenere in una mano o chiuderle in un barattolo di vetro, la fortuna di respirare la notte della campagna e di conoscere il mallo scuro del silenzio; l’oro filato del grano e le guance accese dei papaveri. In quel mondo minuscolo sono cresciuta. E nonostante questo sono stata nomade. D’istinto, più che per ragionamento. E ho avuto la s-ventura di specchiarmi negli occhi di altri che non mi hanno riconosciuto. Gli stessi che non sanno da quale l lago di inchiostro nasce la poesia: ci percorre assieme al sangue, quel canto delle stelle che ci obbliga sempre ad ascoltarlo, anche quando non vorresti, anche quando non dovresti. E’il canto dell’uomo solo. E della donna solitaria. E’ il canto che conosce la conchiglia e il pioppo. È il canto delle mani che si sfiorano e si cercano senza mai trovarsi e tenersi..Il canto delle mani che sanno stare sole, chiuse a guscio, a pigna, a noce. Questo è il mio canto. Il canto della candela che non finisce mai , perché le vergini stolte e sciocche lo riempiono ogni notte, per ogni parola letta e scritta, per ogni numero sottratto o raddoppiato, per ogni verso dimenticato e cancellato, per ogni nome nuovo. Sta sotto l’altare di Visnu o di Geova, illumina le braccia del Cristo o i versetti perfetti del Corano, e’ una preghiera buddista affidata al vento del Gran Sasso, una piccola sillaba di fronte al solstizio di giugno. È perdersi in due occhi che ti guardano timidi e sfrontati, è riconoscere il tocco della leggerezza, è capire che chi suona davvero il pianoforte non pigia sui tasti ma li accarezza sempre, anche mentre sta suonando una musica tragica.. Così è stata mescolata l’allegria e la disperazione, la speranza e la follia. Quando sono tornata in questa casa, ho acceso la candela. Nell’ aria l’odore di vaniglia e di ginestra. Una piccola luce che si mescola a quella ben più potente di uno splendido tramonto estivo. Si, ho acceso la mia lucciola. Perché vorrei , come tanti anni fa… poterla trattenere in un vasetto di vetro… tenerla nel mio pugno… per poco e poi lasciarla andare via, nella notte finalmente fresca. Che si unisca alle stelle, ai ricordi. Che riporti alla mente filastrocche e densità. Che mi lasci camminare a piedi nudi sul mio cuore. Che è ancora, un cuore di bambina.

©Patrizia Tocci


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La Liguria e la ‘ndrangheta – Christian Abbondanza

Posted on giugno 26th, 2011 in Media | No Comments »

Sono Christian Abbondanza della Casa della Legalità.
Un’organizzazione di volontariato e di impegno civile che (senza contributi pubblici, ma semplicemente grazie al contributo di semplici cittadini, di piccole donazioni, sottoscrizioni) porta avanti da anni un’azione di contrasto alle mafie, all’illegalità diffusa, ai reati ambientali, alle storture delle pubbliche amministrazioni.
Ecco, la Liguria che ormai è stata colonizzata dalla ‘Ndrangheta ed ancor prima da Cosa Nostra. Che è diventata un territorio dove la ‘ndrangheta riesce a condizionare il voto, dove la ‘ndrangheta riesce a condizionare le scelte delle Pubbliche Amministrazioni… E non è una questione politica, riguarda destra e sinistra. La ‘ndrangheta, come Cosa Nostra, non ha un colore politico. Noi abbiamo documentato con video, foto, documenti inoppugnabili.

(Fonte: Youtube e beppegrillo.it)


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