Il 10 Dicembre 2011 alle ore 21 presso la Saletta Gramsci in Piazza San Francesco a Pistoia si inaugurerà la mostra fotografica “Zona Rossa: L’Aquila due anni dopo”, a cura del Gruppo Fotoamatori Pistoiesi.
Nell’occasione l’attore toscano Paolo Nesi leggerà il mio brano “Prima il vento” (tratto dal racconto “Operazione Radon”) e quello di Patrizia Tocci “Venite a L’Aquila”, scritti già facenti parte dell’opera “6 aprile 2009, una musica per ricordare” del Maestro Matteo D’Amico.
Nel filmato, suddiviso in tre parti, la scrittrice Patrizia Tocci, in vista della manifestazione “L’ Aquila chiama Italia” del 20 novembre, ci accompagna all’interno del centro storico dell’Aquila devastato dal terremoto del 6 Aprile 2009.
13 novembre 2010, L’Aquila, Ridotto del Teatro Comunale, ore 18.00
Dopo le due tappe calabresi (9 novembre a Cosenza e 10 novembre a Reggio Calabria), sabato 13 novembre alle ore 18.00 l’Istituzione Sinfonica Abruzzese ospiterà nella sua Stagione Concertistica al Ridotto del Teatro Comunale dell’Aquila il concerto dell’Ensemble del Conservatorio “A. Casella” dell’Aquila in tour per “Music Live – I giovani x i giovani”, il progetto promosso e organizzato dall’ISMEZ – Istituto Nazionale per lo Sviluppo Musicale nel Mezzogiorno, Ente di Promozione Musicale, con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per lo Spettacolo dal vivo, della Regione Abruzzo, in collaborazione con quattro Conservatori di Musica (Cosenza, L’Aquila, Napoli e Reggio Calabria) e l’Istituzione Sinfonica Abruzzese.
Per l’Ensemble, costituito da giovani aquilani tra i 18 e i 25 anni, il compositore romano MATTEO D’AMICO ha composto “6 aprile 2009, una musica per ricordare” su testi di THOMAS PISTOIA e PATRIZIA TOCCI, scritti all’indomani del terribile sisma che ha colpito l’Abruzzo. Queste le parole con cui lo stesso compositore si esprime nei confronti della sua musica: «Qual è il senso di creare un’opera a seguito di un evento luttuoso, di una tragedia? Potremmo provare a rispondere che gran parte della produzione artistica della nostra cultura occidentale è nata ispirandosi al fatto tragico per eccellenza, la morte di Cristo. Potremmo poi dire che esprimere il dolore, manifestarlo è un atto antropologicamente necessario; e tra i modi di esprimere il dolore c’è a buon diritto anche quello della riflessione artistica. E potremmo anche completare questa idea dicendo che esprimere il dolore è anche solidarietà, necessità di condividere, di non lasciare solo, per quanto si possa, chi è colpito. Ma in questo caso, nel caso di 6 aprile 2009, c’è un motivo in più, più urgente, più pressante, che si aggiunge a quelli detti fin qui: il motivo del ‘ricordare’. Non il ricordare chi non c’è più (si può riempire il silenzio dell’assenza?), non il ricordare le cose che non ci sono più (la città ferita ci guarda ancora, ogni giorno). Ricordare invece chi ha detto e non ha fatto, chi ha promesso e non ha mantenuto, chi ha riso e non ha pianto: ricordarli noi, e fare sì che loro ricordino. E poi, ricordare per chi non c’era e non ci poteva essere, per i figli che verranno e che non potranno mai capire senza il nostro ricordo».
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E dalla finestra il pallore della notte che diventa giorno.
E il canto degli uccelli.
E l'aria fresca.
E un finto vento che attraversa le tende senza muoverle mai.
E io qui, a cavallo tra due giorni diversi, attraverso il ponte che separa due giorni uguali.
E' il tempo, e non ha senso. Eppure c'è.
Io lo vedo perchè sono sveglio.
Voi invece, per sognare, avete bisogno di dormire.
Lui mi guardava. Fisso.
Ho pensato: "Occhettuvvoi ?".
Ma lui non può rispondere. E comunque è vecchio e sordo.
E non abbaia mai.
E mi guardava. Fisso.
Ho pensato: "Vuoi vedere che...".
Ma non era ancora l'orario suo solito...
Però mi guardava, e mi guardava.
Alla fine mi son detto: "Piuttosto che rischiare...". E l'ho portato fuori.
Ha inondato la strada di pipì.
Ma ne ha fatta tanta, proprio tanta.
Ora siamo tornati a casa.
Non mi guarda più.
A lui manca solo la parola... Sarà perchè non ne ha bisogno.
Con questo rosso secco raggrumato
letto bruciato di viti e di ulivi,
con queste case basse calcinate
come in corteo bianche suore stanche
ferme e assorte nelle ore dell'estate,
sei un fantasma dai capelli verdi
con la bocca ansimante verso il cielo,
che muore dolcemente dissanguato. (Salento - da "Sillabe Mute" - Cosimo Corvaglia)