La Padania non esiste, la Padania è un’invenzione
Posted on novembre 7th, 2010 in Media | No Comments »
Interviste ai leghisti.
Forlì, 17 settembre 2010
A cura di Local Group Tv per Popolo Viola Forlì-Cesena
Interviste ai leghisti.
Forlì, 17 settembre 2010
A cura di Local Group Tv per Popolo Viola Forlì-Cesena
Venezia- 12 settembre 2010 , leghisti e polizia impediscono ad un gruppo di cittadini di sventolare il tricolore…..
(Fonte: Youtube)
Un coglione è solo un coglione. Milioni di coglioni scrivono la storia.
Comunque la Padania non esiste.

Io sono il comandante.
Qui fuori, guardo un mare infinito di stelle senza onde.
Il mio oblò è il punto di partenza; il punto di arrivo. Il punto di non ritorno.
Da questo vetro il riflesso della mia barba bianca si confonde con le luci che galleggiano nel vuoto. Perchè io sono il comandante, devo avere la barba bianca e devo prendere le decisioni.
Su questo mercantile decido io.
Qui fuori galleggiano in una carcassa sferragliante una quarantina di persone. Uomini, donne, bambini; stipati come bestie, in cerca di una speranza imponderabile, moscerini che si abbattono suicidi contro una finestra chiusa che nega loro salvezza dalla pioggia.
E io ora cosa devo fare…
La legge dice che sono clandestini, devono tornare a casa. La legge va rispettata. Dovrei avvertire le autorità, rimandarli indietro, comunque lasciarli qui.
Ma in questo mare di buio ho già visto troppi cadaveri galleggiare nel vuoto.
Sono andato da loro. Li ho trovati in cuccette maleodoranti,addossati ai muri dei corridoi, nella stiva, ai bordi delle scalette.
Hanno le labbra serrate, ma urlano.
E in questo vuoto profondo, nessuno può sentirli urlare.
In un corridoio, il corpo di una ragazza; morta per gli stenti, coperta da un telo che nasconde adesso ciò che era povertà e disperazione. Più in là una mamma mi mostra il suo bimbo di pochi mesi. Li guardo, faccio al bimbo qualche smorfia. Lui sorride, ed è su quel sorriso che gli faccio una promessa: tu arriverai a destinazione, piccolo essere di una razza diversa dalla mia, perchè io non ti lascio qui alla deriva e non ti rimando indietro. Perchè sei piccolo e sei vivo, non ho altre ragioni.
Al diavolo la legge !
Non è legge, se mi permette di ignorare la sofferenza.
Non è legge, se mi consente di lasciar morire una persona.
Ordino al mio equipaggio di agganciare la carcassa. Poi cominciamo a trainarla.
Abbiamo dato loro da mangiare e da bere. Sembrano più tranquilli, anche se danno l’impressione di avere comunque paura di noi.
All’arrivo ci aspettano militari, fotografi e telecamere.
Sono diventato un caso.
Ho rifiutato di obbedire alla regola che mi impone di respingere i clandestini che trovo sulla mia rotta. Spero che da oggi altri comandanti faranno come me.
Guardo il bimbo che, in braccio alla madre, tocca finalmente terraferma.
Alle mie spalle la voce di una giornalista da la notizia in diretta:
“una quarantina di terrestri, a bordo di uno Shuttle fatiscente, sono stati intercettati e soccorsi al largo delle Pleiadi da una delle nostre astronavi mercantili”
©Thomas Pistoia
N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell’autore.

Me lo immagino che ogni notte cerca sotto le coperte il corpo di sua moglie. E si aggrappa lì, ad un braccio, ad un seno, nasconde la testa nell”incavo del suo collo, e cerca di dormire.
Il Bepi non chiude occhio da settimane.
Da quella sera.
Dormono, e il cane comincia ad abbaiare. Casa isolata la loro, tra le colline del basso nord-est.
Il Bepi si alza e fa quello che gli hanno insegnato: se hai lavorato una vita per costruirti quattro mura, se non hai mai rubato nulla a nessuno e soprattutto se ti capita per qualche motivo di avere paura… Apri quel cassetto.
E la politica fa la sua parte; il Bepi è assessore del piccolo comune in cui vive, ha il fazzoletto verde sempre nel taschino anche quando guida il trattore. Dice che questa gentaglia che arriva da fuori, questi criminali, questi clandestini in Italia non devono entrare. Dice che lui ce l”ha duro.
Questa è la sera giusta, Bepi, questa è la sera che puoi dimostrare che tu sei uno che parla sul serio, apri il cassetto !
Li sente, giù, che armeggiano con una finestra.
Ora vi fa vedere il Bepi, extracomunitari bastardi, ora vi fa passare lui la voglia di venire in Italia!
Esce, con la pistola in pugno. Vede le loro ombre.
Chissa’ se ha veramente gridato, se ha provato a dir loro di andar via, che lui è armato. Chissa’ .
Non ha importanza, ciò che conta è che il Bepi vede gente in casa e tra le sue gambe sente che di duro c”è ben poco e che ha tanta, ma davvero tanta paura.
Non prende neanche la mira.
E spara.
La paura scompare: guarda, guarda come scappano, adesso! Ce l”hai fatta Bepi, allora ce l”hai davvero duro ! Pensa domani, al partito, che feste ti faranno! E quante volte in paese lo racconterai, al bar, per la strada, in famiglia, magari a Natale quando tutti i parenti sono riuniti! Dai, Bepi, raccontaci di quella volta che hai ucciso!
U-ucciso?
Sì, signore, abbiamo trovato il cadavere sulla strada.
Il carabiniere nonostante tutto è gentile.
Ucciso.
Una scia di sangue conduce al corpo senza vita di un giovane rumeno, la faccia e le mani a scavare nella neve.
Tranquillo, Bepi, c”è la nuova legge; tu hai ragione, quello è un delinquente abituale, sta’ tranquillo.
No, lui non chiude occhio lo stesso. Da settimane.
Sì, me lo immagino che ogni notte cerca sotto le coperte il corpo di sua moglie. E si aggrappa lì, ad un braccio, ad un seno, nasconde la testa nell”incavo del suo collo, e cerca di dormire.
Non è convinto che ne sia valsa la pena e il fazzoletto verde… non lo mette più, neanche sul trattore.
Perché ogni volta che chiude gli occhi vede il corpo di un giovane ladro al termine di una lunga traccia di sangue. E pensa, pensa che un”arma è una responsabilita’ troppo grande.
Quando la impugni, nel bene e nel male, in coscienza e in incoscienza, puoi decidere della vita e della morte di un uomo.
E per decidere della vita e della morte di un uomo bisogna averlo duro per davvero. Come l”acciaio, come il marmo, come il granito.
Bisogna avere un cazzo come quello di Dio.
©Thomas Pistoia
N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell’autore.