Lettura del mio “Prima il vento” presso la Mostra Fotografica “Zona Rossa” a Pistoia

Posted on dicembre 8th, 2011 in News | No Comments »

Il 10 Dicembre 2011 alle ore 21 presso la Saletta Gramsci in Piazza San Francesco a Pistoia si inaugurerà la mostra fotografica “Zona Rossa: L’Aquila due anni dopo”, a cura del Gruppo Fotoamatori Pistoiesi.

Nell’occasione l’attore toscano Paolo Nesi leggerà il mio brano “Prima il vento” (tratto dal racconto “Operazione Radon”) e quello di Patrizia Tocci “Venite a L’Aquila”, scritti già facenti parte dell’opera “6 aprile 2009, una musica per ricordare” del Maestro Matteo D’Amico.

Patrizia Tocci – Non sono scomparse, le lucciole

Posted on luglio 11th, 2011 in Media | No Comments »

Ognuno ha la sua fiaccola sotto il moggio. Io ho una piccola candela, in un bicchiere di vetro, che mi è stata portata da Amsterdam..Una candela profumata alla vaniglia. L’ho accesa nei momenti in cui volevo piangere, in cui volevo stare dentro me stessa, scegliermi e sciogliermi piano piano , diluendo l’ansia e la tensione. Poche volte è accaduto anche con la felicità. Ho aggiunto tutte le essenze, tutti gli oli profumati del mio giardino interiore. Si sono ben mescolati la rabbia del basilico e la tristezza della menta, l’odore dei tigli lungo i viali della mia città e l’odore delle ginestre. Quando mi sono sentita una ginestra, ho piegato il collo, ho detto si al mio destino, ho pensato : “ passerà”.
Ho mescolato i venti e i colori dell’Andalusia, le ombre nere di Venezia, le bianche pietre dei campielli splendenti di malinconia, le veloci autostrade della Francia e la gonna colorata di Parigi… ci ho messo dentro le strade dolci dell’Austria, i giochi di luce sulle sabbie di Sardegna, il bianco accecante delle masserie pugliesi.. Le catene del ponte di Budapest, i viaggi fatti con i libri in mano che chiamavano altri viaggi e quella poesia di Borges che ti ricorda che alla fine di questo girovagare senza senso, è il tuo profilo che si compone. Ci ho messo dentro le parole avventate, quelle del giorno e quelle della notte. Sono venuti fuori i profumi fruttati e sensuali, quelli che stanno nascosti tra i fogli umidi dei lenzuoli o quelli con cui incarti il dolore che non puoi chiamare col suo nome. Ho nascosto, dentro quella cera, tutto quello che ho visto da quando ero bambina. Io ho avuto il privilegio di vedere le lucciole, a raggiera, nelle notti d’estate, ho avuto la fortuna di poterle tenere in una mano o chiuderle in un barattolo di vetro, la fortuna di respirare la notte della campagna e di conoscere il mallo scuro del silenzio; l’oro filato del grano e le guance accese dei papaveri. In quel mondo minuscolo sono cresciuta. E nonostante questo sono stata nomade. D’istinto, più che per ragionamento. E ho avuto la s-ventura di specchiarmi negli occhi di altri che non mi hanno riconosciuto. Gli stessi che non sanno da quale l lago di inchiostro nasce la poesia: ci percorre assieme al sangue, quel canto delle stelle che ci obbliga sempre ad ascoltarlo, anche quando non vorresti, anche quando non dovresti. E’il canto dell’uomo solo. E della donna solitaria. E’ il canto che conosce la conchiglia e il pioppo. È il canto delle mani che si sfiorano e si cercano senza mai trovarsi e tenersi..Il canto delle mani che sanno stare sole, chiuse a guscio, a pigna, a noce. Questo è il mio canto. Il canto della candela che non finisce mai , perché le vergini stolte e sciocche lo riempiono ogni notte, per ogni parola letta e scritta, per ogni numero sottratto o raddoppiato, per ogni verso dimenticato e cancellato, per ogni nome nuovo. Sta sotto l’altare di Visnu o di Geova, illumina le braccia del Cristo o i versetti perfetti del Corano, e’ una preghiera buddista affidata al vento del Gran Sasso, una piccola sillaba di fronte al solstizio di giugno. È perdersi in due occhi che ti guardano timidi e sfrontati, è riconoscere il tocco della leggerezza, è capire che chi suona davvero il pianoforte non pigia sui tasti ma li accarezza sempre, anche mentre sta suonando una musica tragica.. Così è stata mescolata l’allegria e la disperazione, la speranza e la follia. Quando sono tornata in questa casa, ho acceso la candela. Nell’ aria l’odore di vaniglia e di ginestra. Una piccola luce che si mescola a quella ben più potente di uno splendido tramonto estivo. Si, ho acceso la mia lucciola. Perché vorrei , come tanti anni fa… poterla trattenere in un vasetto di vetro… tenerla nel mio pugno… per poco e poi lasciarla andare via, nella notte finalmente fresca. Che si unisca alle stelle, ai ricordi. Che riporti alla mente filastrocche e densità. Che mi lasci camminare a piedi nudi sul mio cuore. Che è ancora, un cuore di bambina.

©Patrizia Tocci

L’Aquila in agonia. Intervista a Patrizia Tocci.

Posted on novembre 16th, 2010 in Media | 1 Comment »

Nel filmato, suddiviso in tre parti, la scrittrice Patrizia Tocci, in vista della manifestazione “L’ Aquila chiama Italia” del 20 novembre, ci accompagna all’interno del centro storico dell’Aquila devastato dal terremoto del 6 Aprile 2009.

“6 aprile 2009, una musica per ricordare” opera del maestro Matteo D’Amico su testi di Thomas Pistoia e Patrizia Tocci

Posted on novembre 11th, 2010 in News | 1 Comment »

13 novembre 2010, L’Aquila, Ridotto del Teatro Comunale, ore 18.00

Dopo le due tappe calabresi (9 novembre a Cosenza e 10 novembre a Reggio Calabria), sabato 13 novembre alle ore 18.00 l’Istituzione Sinfonica Abruzzese ospiterà nella sua Stagione Concertistica al Ridotto del Teatro Comunale dell’Aquila il concerto dell’Ensemble del Conservatorio “A. Casella” dell’Aquila in tour per “Music Live – I giovani x i giovani”, il progetto promosso e organizzato dall’ISMEZ – Istituto Nazionale per lo Sviluppo Musicale nel Mezzogiorno, Ente di Promozione Musicale, con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per lo Spettacolo dal vivo, della Regione Abruzzo, in collaborazione con quattro Conservatori di Musica (Cosenza, L’Aquila, Napoli e Reggio Calabria) e l’Istituzione Sinfonica Abruzzese.

Per l’Ensemble, costituito da giovani aquilani tra i 18 e i 25 anni, il compositore romano MATTEO D’AMICO ha composto “6 aprile 2009, una musica per ricordare” su testi di THOMAS PISTOIA e PATRIZIA TOCCI, scritti all’indomani del terribile sisma che ha colpito l’Abruzzo. Queste le parole con cui lo stesso compositore si esprime nei confronti della sua musica: «Qual è il senso di creare un’opera a seguito di un evento luttuoso, di una tragedia? Potremmo provare a rispondere che gran parte della produzione artistica della nostra cultura occidentale è nata ispirandosi al fatto tragico per eccellenza, la morte di Cristo. Potremmo poi dire che esprimere il dolore, manifestarlo è un atto antropologicamente necessario; e tra i modi di esprimere il dolore c’è a buon diritto anche quello della riflessione artistica. E potremmo anche completare questa idea dicendo che esprimere il dolore è anche solidarietà, necessità di condividere, di non lasciare solo, per quanto si possa, chi è colpito. Ma in questo caso, nel caso di 6 aprile 2009, c’è un motivo in più, più urgente, più pressante, che si aggiunge a quelli detti fin qui: il motivo del ‘ricordare’. Non il ricordare chi non c’è più (si può riempire il silenzio dell’assenza?), non il ricordare le cose che non ci sono più (la città ferita ci guarda ancora, ogni giorno). Ricordare invece chi ha detto e non ha fatto, chi ha promesso e non ha mantenuto, chi ha riso e non ha pianto: ricordarli noi, e fare sì che loro ricordino. E poi, ricordare per chi non c’era e non ci poteva essere, per i figli che verranno e che non potranno mai capire senza il nostro ricordo».

(Fonti varie)