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	<title>racconti, poesie, scritti inediti, attualità &#187; racconti online</title>
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	<description>viaoberdan.it il blog di Thomas Pistoia</description>
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		<title>Riferimento casuale</title>
		<link>http://www.viaoberdan.it/riferimento-casuale</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 01:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thomas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti brevi e versi]]></category>
		<category><![CDATA[comincia una storia d'amore]]></category>
		<category><![CDATA[due ragazzi si innamorano]]></category>
		<category><![CDATA[innamorarsi]]></category>
		<category><![CDATA[leggere racconti online]]></category>
		<category><![CDATA[mensa universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[racconti online]]></category>
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		<category><![CDATA[soria d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[Scoprì che lei aveva un nome strano. Se n&#8217;era innamorato in un millesimo di secondo. Entrando in mensa il suo sguardo, come telecomandato, si era posato su quel tavolo, e da lì non si era più mosso. Per fortuna era sola e, benchè avesse mostrato da subito di non avere alcuna voglia di stare in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" src="http://digilander.libero.it/anotherday_2/arancia_sbucciata.jpg" alt="" width="425" height="282" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;">Scoprì che lei aveva un nome strano.</div>
<div style="text-align: justify;">Se n&#8217;era innamorato in un millesimo di secondo.</div>
<div style="text-align: justify;">Entrando in mensa il suo sguardo, come telecomandato, si era posato su quel tavolo, e da lì non si era più mosso.</div>
<div style="text-align: justify;">Per fortuna era sola e, benchè avesse mostrato da subito di non avere alcuna voglia di stare in compagnia, lui riuscì ugualmente a sedersi lì, di fronte a lei.</div>
<div style="text-align: justify;"><em>Piacere io sono&#8230; E tu come ti chiami ?</em></div>
<div style="text-align: justify;">Un nome dolce, quasi un vezzeggiativo, ma certamente unico, legato a chissà quale misterioso ricordo d&#8217;amore dei suoi genitori; o magari&#8230; magari frutto solo di un garbato pensiero fantastico, nato per caso, in una notte d&#8217;inverno, tra le loro lenzuola.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Non volle approfondire, gli piacque perdersi in quel sapore di non detto che quel nome gli procurava; smarrì ogni strada negli  occhi neri e puliti di lei, a loro modo tristi e sognanti.</div>
<div style="text-align: justify;">Cominciò a parlare. Tranquillamente, semplicemente. Non sapeva perchè, ma si sentiva già diverso, perchè l&#8217;amore quando nasce cambia le persone. E cambia i luoghi.</div>
<div style="text-align: justify;">Non era più la mensa universitaria, quella. No.</div>
<div style="text-align: justify;">Era già il mare &#8211; di notte &#8211; e luci, e lampare, e fili invisibili che scendono dalle stelle e si posano sul filo delle onde, e mani che si arrampicano a cercare un cielo diverso.</div>
<div style="text-align: justify;">Non poteva fare a meno di guardarla, non poteva.</div>
<div style="text-align: justify;">Sul palmo della sua mano le avrebbe lasciato pesare un sorriso, le avrebbe lasciato contare a piccole gocce i giorni che forse avevano davanti; forse le avrebbe insegnato a suonare piano, ogni sera, fili d&#8217;erba rubati al tappeto di un prato.</div>
<div style="text-align: justify;">Parlò dei suoi studi di <em>ingegnneria-nonsocosa</em>, alambiccò dei suoi gusti e millantò dei suoi sogni; inventò strade di quella città che non esistevano, ma garantì che lui, più di una volta, ci era passato.</div>
<div style="text-align: justify;">Lei&#8230; Lei, stava ancora un po&#8217; sul chi vive, anche se ora la compagnia non le sembrava più così spiacevole.</div>
<div style="text-align: justify;">Erano entrambi a un bivio. A quell&#8217;età basta una parola, una distrazione e non ci si rivede mai più.</div>
<div style="text-align: justify;">Anche lei cominciò a raccontarsi, ovattando le parole in un raggio di neon, lentamente, che non si perdessero.</div>
<div style="text-align: justify;">Forse ne valeva la pena. Forse.</div>
<div style="text-align: justify;">Lui le stava porgendo uno di quei fili invisibili sul pelo dell&#8217;acqua, perchè lei potesse aggrapparsi a una stella e tenerla poi lì, in una mano, come fosse un palloncino nel cielo.</div>
<div style="text-align: justify;">Dopo, di queste cose si ride. Nei casi più tristi si piange.</div>
<div style="text-align: justify;">Perchè l&#8217;amore nasce nel miracolo di giovani sguardi, ma non sempre sopravvive agli anni e ai ricordi. A volte si trascina in giorni sempre uguali, o si abbandona alla corrente della noia. O finisce comunque, semplicemente, per l&#8217;ovvio motivo che qualsiasi cosa a questo mondo ha un inizio e una fine.</div>
<div style="text-align: justify;">Lui, d&#8217;improvviso, prese la sua arancia dal vassoio e gliela porse, come se le stesse offrendo chissà che.</div>
<div style="text-align: justify;">- La vuoi ? &#8211; le chiese.</div>
<div style="text-align: justify;">Lei lo squadrò divertita e indicò col dito il proprio vassoio.</div>
<div style="text-align: justify;">- Ce l&#8217;ho anch&#8217;io un&#8217;arancia, vedi ?</div>
<div style="text-align: justify;">Lui guardò il frutto che teneva ancora nella sua mano e rispose con voce diversa, più seria:</div>
<div style="text-align: justify;">- Sì, però io&#8230; <em>Io te la sbuccio.</em></div>
<div style="text-align: justify;">Poi sorrise.</div>
<div style="text-align: justify;">E senza aspettare risposta iniziò a incidere quella sua promessa. A spicchi regolari.</div>
<div style="text-align: justify;">Con la punta del coltello.</div>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 20px; color: #333333;"><span style="line-height: 20px; font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; color: #333333;"> </span></span>©Thomas Pistoia</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell&#8217;autore.</em></strong></p>
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		<title>Destinazione Altrove</title>
		<link>http://www.viaoberdan.it/destinazione-altrove</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 23:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thomas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti brevi e versi]]></category>
		<category><![CDATA[blog di scrittura e narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[ferrovie dello stato]]></category>
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		<description><![CDATA[Il borsone era vuoto. Vuoto, sì, non c’erano neanche due calzini spaiati. Era già la terza volta che ci guardava dentro, ficcando la testa nel buio della finta pelle di coccodrillo; nauseante quell’odore di animale morto! Aveva toccato con la punta del naso il fondo, rovistando all’interno di ogni fessura, ispezionando ovunque vedesse un bottone, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" src="http://www.viaoberdan.it/trenosudest.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il borsone era vuoto.<br />
Vuoto, sì, non c’erano neanche due calzini spaiati.<br />
Era già la terza volta che ci guardava dentro, ficcando la testa nel buio della finta pelle di coccodrillo; nauseante quell’odore di animale morto!<br />
Aveva toccato con la punta del naso il fondo, rovistando all’interno di ogni fessura, ispezionando ovunque vedesse un bottone, una cerniera, un qualsiasi buco.<br />
Nulla.</p>
<p>Ma era poi davvero suo quel borsone? E se sì, così, vuoto, a che gli serviva?<br />
Si rese conto che, oltre al suo bagaglio, aveva qualcos’altro che era, forse, ancora più profondo.<br />
La mente.<br />
La sua mente era pulita, linda, come se qualcuno vi fosse passato dentro portando con sé un’impresa di pulizie.<br />
Neanche un ricordo, se non quelli strettamente necessari.<br />
<em>- Mi chiamo Palmiro Bentivoglio, ho quarantacinque anni, scapolo, abito in Piazza Leopardi al numero centodue interno tre, faccio l’impiegato, segni particolari un atollo di nei sulla natica destra…</em><br />
Poi… sì, altra cosa. Ricordava l’esatto ammontare del suo conto in banca, il nome di sua madre, il nome del portiere del suo palazzo <em>(Gino)</em>, il tipo d’auto che possedeva e persino il numero della targa!<br />
Ma cosa stesse a fare lì, seduto nella sala d’aspetto di una stazione di chissà quale città, con una borsa vuota in finta pelle di coccodrillo dal metilico puzzo di carogna lasciata a marcire al sole, no, questo proprio non lo sapeva, né riusciva a ricordarselo.<br />
Si frugò nelle tasche.<br />
Documenti, qualche soldo, sigarette, accendino, penna stilografica e un fazzoletto già abbondantemente smoccolato (chiare le macchie giallognole in più punti)…<br />
Nient’altro, però, che potesse spiegargli perché si trovasse lì.<br />
La sala d’aspetto era molto trafficata. Andavano e venivano uomini, donne, bambini, cani; nessuno però che si fermasse, come lui, ad aspettare.<br />
Tutte le sedie, tranne la sua, erano… <em>libere</em> (non volle pensare “vuote”, questo vocabolo cominciava a dargli i brividi).<br />
Alla sua destra c’era la macchinetta del caffè. Pensò che forse bere qualcosa di caldo sarebbe servito a calmarlo e lo avrebbe aiutato a riflettere.<br />
Inserì le due monete necessarie, ma l’apparecchio, quasi a volerlo prendere in giro, gli rispose facendo lampeggiare la luce rossa accanto alla parola</p>
<p style="text-align: center;"><em>VUOTO</em></p>
<p>E gli restituì (almeno) il suo denaro.<br />
Con fare inconsulto prese la borsa e, borbottando imprecazioni irripetibili (soprattutto verso il bagaglio, che non capiva perché se lo stesse portando dietro, vuoto com’era), si diresse verso l’uscita.<br />
Sì, via! Via, via di qui!<br />
Non ricordava dove si trovasse, né perché fosse lì, ma era stufo di aspettare e tremare all’idea di aver perso la memoria e di vagare da chissà quanto tempo da un luogo all’altro come un barbone!<br />
E se… Dio! Se fosse addirittura diventato pazzo? Se fosse in fuga da qualche manicomio?<br />
No, via,via! Via da qui!<br />
Ma, proprio all’uscita, alcune persone lo bloccarono.<br />
- Palmiro!<br />
- Ehi, Palmiro!<br />
- Ma… dove vai?<br />
- Muoviti, che tra poco parte! Dove stai andando?</p>
<p><em>Sconosciuti.</em></p>
<p>Erano tutti dei perfetti sconosciuti.<br />
Li guardava in faccia, li scrutava da capo a piedi, e loro<br />
- Palmiro! Palmiro! Dài, Palmiro!<br />
Non li aveva mai visti prima.<br />
Una terrificante carezza gli percorse la schiena e gli sembrò curvasse giù, fin dentro ai testicoli; pazzo, era diventato pazzo! Peggio! Un mentecatto, uno smemorato, un arteriosclerotico!<br />
Abbassò il capo, premendosi una tempia con la mano. Sudava, e quelli<br />
- Palmiro, tutto bene? Ehi, Palmiro!<br />
- S-sì, tutto bene… io… sono un po’ stanco, ecco…<br />
E pacche sulle spalle, amichevoli buffetti, mani sotto le braccia…<br />
- Ma sì, dài che non è nulla, ti riposerai in treno, il viaggio è lungo, ma vedrai, dormendo arriverai che ti sembrerà di essere appena partito!<br />
Arrivare?<br />
Partire?<br />
Ma dove, ma chi, ma perché?<br />
Insomma, che diavolo gli succedeva?<br />
Si sentì quasi mancare, ma si riprese subito facendo leva sulla forza di volontà: non poteva cedere adesso!<br />
Doveva mantenersi calmo, cercare di capire!<br />
Poi venne lei.<br />
Una donna bellissima, bionda, con la divisa delle ferrovie di stato.<br />
La sua voce calda, leggera, carezzevole, lo chiamò.<br />
- Signor Bentivoglio?<br />
Ipnotizzato da tanta bellezza, lui riuscì solo a balbettare:<br />
- S-sì?<br />
- Forza, la stanno aspettando, il treno è in partenza! Eccole il biglietto.<br />
Ah, finalmente! Il biglietto! Sì, dal biglietto avrebbe potuto capire dove fosse diretto e magari cogliere anche un indizio che lo aiutasse a ricordare perché fosse lì!<br />
Lo prese con tanta foga – stringendolo quasi temesse che qualcuno glielo potesse rubare – che lo stropicciò riducendolo ad una cartaccia.<br />
Ma chi se ne frega! Io voglio leggere la destinazione, io…</p>
<p style="text-align: center;"><em>VUOTO</em></p>
<p>Sul biglietto non c’era scritto nulla.<br />
Ma già lo accompagnavano, tutti, tutti i presenti, adesso, tutti i passanti, uomini, donne , bambini, cani, erano tutti lì che lo salutavano, lo baciavano, e giù pacche sulle spalle.</p>
<p><em>Lo spingevano.</em></p>
<p>Lui, inebetito, terrorizzato, li guardava in viso, tentava di rispondere ad un saluto, ma già ne giungevano altri dieci, tra baci e strette di mano.<br />
Il treno, grigio, era lì che lo attendeva.<br />
Nessuna indicazione sulla fiancata e, ai finestrini… nessuno.<br />
Il treno <em>(no, non voglio più dirla quella parola, nooo!)</em>.<br />
Il treno era vuoto.<br />
Il capostazione baffuto, distinto, vagamente somigliante all’omino della pubblicità del detersivo per lavatrice, gli strinse la mano sorridendo, poi lo invitò a salire.<br />
Tremante, con un sorriso ebete stampato sul volto, Palmiro Bentivoglio salì e , mentre saliva, tutti gridavano:<br />
- Palmiro! Al finestrino, Palmiro!<br />
E Palmiro si affacciò al finestrino.<br />
- Buon viaggio! Scrivi! Riguardati!<br />
E fazzoletti a sventolare, occhi umidi di qualche anziana signora.<br />
I più giovani cantavano:<br />
<em>- Perché è un bravo ragazzoooo! Perché è un bravo ragazzoooo!</em><br />
Palmiro, istupidito, prese a ripetere a tutti:<br />
- Grazie, grazie. Arrivederci.<br />
Ma non lo sentivano, la sua voce era come lo squittìo di un topo capitato per sbaglio nella gabbia dei leoni.<br />
E ancora fazzoletti, ancora saluti.<br />
Poi il fischio. Le porte del treno che si chiudevano, gelando le mani di Palmiro, perché, adesso davvero lo sapeva, non avrebbe potuto più tornare indietro.<br />
Vide la stazione sfilare via prima lentamente, poi sempre più veloce.<br />
I ragazzi correvano insieme al treno salutandolo:<br />
- Ciao Palmiro! Ciao! Ciaooo!<br />
Lui rimase lì, affacciato al finestrino, mentre grosse lacrime gli rigavano il volto. Li vide diventare sempre più piccoli, sempre di più, finchè non scomparvero inghiottiti dall’orizzonte.<br />
Poi la campagna, le autostrade, le case, cominciarono a corrergli davanti agli occhi e fu allora che capì che davvero non c’era più nulla da fare: volente o nolente, era partito.<br />
Si sedette sconfitto, esausto, ancora in lacrime e pose accanto ai suoi piedi quel borsone vuoto dall’odore orribile.<br />
Lentamente scese la sera, senza che il treno incontrasse alcuna stazione.<br />
Palmiro Bentivoglio sospirò, guardando il suo biglietto completamente bianco, che nessun controllore era ancora venuto a vidimare.<br />
Infine, stanco, si addormentò.</p>
<p>Le stelle, lassù, non smisero – no, nemmeno per un attimo –</p>
<p style="text-align: center;"><em>di inseguirlo</em></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: right;">© Thomas Pistoia</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>N.B. Vietata ogni riproduzione anche parziale senza la citazione del nome dell&#8217;autore.</em></strong></p>
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