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2 Risposte

  1. passatore ha detto:

    Carolina suor Iavazzo
    Sorella due volte e mezza
    lontana da un mare ad un altro
    onde come incontri sfumati i nostri occhi uguali
    sotto quel tuo velo teso
    sempre in giro per messe
    che non ti ferma la pioggia
    e non ti abbiamo noi
    ora pensandoti a sgranare
    qualche chicco di pane azzimo
    e poi sei contenta così
    come voglio credere anch’io.
    Ma scrivi quel che più non dici
    quando ci siamo lasciati
    se pertanto hai vinto il male
    perché più non si litiga
    anche per farci sapere
    oltre alle tue preghiere
    dove altro vai a svernare
    con i nostri segreti di brace
    se girando il mondo intorno
    ti riempie di polvere il sole.
    Ora che hai studiato
    anche l’anima t’è condensa
    con quel che resta della tenerezza
    che di numero ci ha scompagnati
    così di nostalgia suscettibili
    per Natale non mandi che un rigo
    e alla fine di ogni anno
    è più il perso che il giocato
    A1ina con i tuoi mille accenti
    a casa non torni mai per davvero
    io ci trovo tra i muti pensati
    sempre un alone di cose usate.
    Tutto il nostro atipico
    che incarna uno antico affetto
    che provi anche tu per le mie creature
    resta in fondo ad ogni età
    briciole per quando si ha fame
    ricordi per lo più di bruciato
    in conto ad un padre nostro
    raffigurato frammentario
    ora intenti a pensarci bene
    in un così universale sentimento.

    Trucioli
    E’ sempre da un qualche parte
    quel che più mi tiene lontano
    da un momento all’altro minuto
    che non ha echi conclusivi
    io ci sto attaccato ai muri
    come fa un sole antico.

    A Ciro
    Ciro, non t’ho più rivisto
    A braccio come andresti
    Di qualche amico di passaggio
    Prima di questo pio silenzio
    Magari un tempo senza estimo
    Quel tuo incubo di materia
    Forse quando già si tracciava
    Il confine del suo contrario
    Più una frapposta interpunzione
    Che cadeva a sproposito
    Tra le nostre parole forti
    Nelle cose più di senso compiuto
    A darci conforto nell’andatura
    Con un’allegria da sbarco
    Un linguaggio ancora d’animale.
    Da lì a sapere soltanto
    Che di più non ci si attarda
    All’angolo di qualche dirittura
    E mai più si accumula
    L’attimo giovane che perde tempo
    Ad accordarci con i sentimenti
    Lo stesso che manca frequente
    Ora a qualsiasi altro incontro
    Quel che t’ accompagna è un ricordo
    Così vivamente dovuto
    Per una mia ragione di utile
    Fuori da questo spazio d’uovo
    Ti vorrei di nuovo malfermo
    Che fossi ad accogliermi amico.

    A far parlare gli alberi
    Io facevo il paggio
    e tu piccola regnante del nostro stato
    tra origami e cartapeste per draghi
    in quella prima compagnia di scuola
    sorpreso che nemmeno ricordi
    a spiarti tra gesti spontanei
    fuori dal mio ruolo imparato
    nel modo in cui più suggerivo
    invidioso dalla seconda fila
    come avanzare fino ad un palpito corto
    così vicino alla paura di perderti
    che ti portassi tutto perciò il cuore
    già appoggiato incautamente
    tra le mani di chi
    Contrario era a me
    uguale ad un principe nato
    stretto di vincere altre parole
    in una condizione tanto più utile
    per ricalcare a pennello
    la sua parte intera
    con quel mio costume senza mantello
    e cercar di far luce a qualunque scena aperta
    su quel che degli altri forse un po’ ci appartiene.
    ( Dalla raccolta ” Lettere e ritratti” )

  2. passatore ha detto:

    A Enrico Berlinguer (lettera da un cane sciolto)
    Enrico, caro Berlinguer
    E sul più caro mi intendo
    Così con due languidi
    Per navigati occhi
    Con dentro un umido sogno
    Con me frammenti d’acque
    A lucciolar di grano
    E tutto quello che avanza
    È un gran deserto sopra il cuore.
    Ora che sono solo
    Un po’ imprudente vivo a tono
    Con queste pagine di storia pigra
    Sempre per congiuntivi
    Allora che i modi dei tempi
    Sembrano tanto più semplici
    Delle celebranti rivolte
    Trascendenza confinata di sorti
    In un quasi titanico ritorno.
    Più là tua morte così naturale
    E noi che mai ci incontriamo
    Lungo nessun cordone
    Di genti appese alla memoria
    Così sparse che vanno e vengono
    Su duttili pensieri
    Dura in un’idea infantile
    Mentre ora sappiamo
    Che chi più si afferma
    Non sempre è più vivo
    E tu più non sei come partito.
    Disperso chissà dove
    Fuori di tutti i muri del mondo
    Che di tanto non è cambiato
    Stretto nel suo alone celestiale
    E ti invidio che più non risenti
    Delle nostre ragioni di intenti
    Che ti fanno andare matto
    Per tutta una vita
    In un senso ancora possibile
    Uno strano limite infinito.
    Questo é tutto quanto
    Non siamo poi diventati
    Il tuo sogno parlato
    Delirio insanabile
    In quel tuo sguardo cupo
    Per nessuna conforme virtù
    Senza più voci in mezzo
    alle vie lacrimando randagia
    Un’ utopia che si perde
    Dietro le chiacchiere da caffè
    Ad interrogarsi se poi
    Davvero valesse la pena.
    In coscienza per tanto
    È gratuito quello spirito
    Che ci anima dissoluto
    Se a sapere ci muoviamoI
    n quest’amnio solo per fame
    In corsa coi mari in affanno
    Fino a trepidi consensi
    Di sabbia solamente
    Come per asole liberi
    Natanti senza un suo proprio fine
    Cosi perdutamente in deriva.
    ( Da “Lettere e ritratti” )

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