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Poesie

Molti anni fa conobbi un uomo che tutti, nel piccolo paese in cui abitava, chiamavano "il poeta".

Spesso lo apostrofavano con tono di scherno, perché l'uomo, vestito sempre della stessa lisa tuta da ginnastica, vagava per le strade in pantofole, senza fare nulla che, nell'immediato, li spingesse ad avere nei suoi confronti un po' di rispetto. Anzi, per quel suo abbigliamento, per quel suo modo di fare un po' svagato, strano, la gente si sentiva autorizzata a trattare l'uomo come una sorta si scemo del villaggio.

Però capitava sempre che qualcuno, preso dalla foga dello sfottò, alla fine si lasciasse sfuggire la frase "ehi, poeta! Dicci una poesia!"

Allora nasceva l'incantesimo.

Il poeta cominciava a recitare i propri versi e tutti si zittivano, toccati dalla bellezza dei suoi pensieri e della sue parole.

Il giorno che lo conobbi mi venne da domandargli: "ti chiamano poeta, ma dimmi. Cos'è un poeta?"

Lui mi rispose così: "arriva il circo in paese. Pianta i tendoni. Tutti guardano i tendoni colorati al cui interno si svolgerà lo spettacolo. Soltanto uno guarda altrove, in basso, là dove si trova, conficcato nell'asfalto, uno dei paletti che fanno da tiranti. Soltanto costui si accorge che in quella spaccatura di asfalto è appena nato un piccolo fiore.

Vedi, lui è il poeta".

Ecco, mi riconosco in questo modo di fare versi per provare a creare uno spazio di resistenza del linguaggio. In un tempo dominato dalla velocità e dal rumore, le parole, libere o in metrica, possono rallentare lo sguardo e ad attraversare ciò che normalmente resta invisibile.

In questa sezione dunque, ci sono tutti i fiori che, fino ad oggi, mi è sembrato di veder crescere nelle spaccature dell'asfalto, tutte le volte che mi sono trovato vicino ai tendoni del circo.

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