Vladimir Luxuria e il suo omaggio a Pier Vittorio Tondelli

Vladimir Luxuria e il suo omaggio a Pier Vittorio Tondelli

20 Marzo 2007 0 Di thomas

Un lungo applauso ha sottolineato la fine dello spettacolo che Vladimir Luxuria ha dedicato presso il Teatro Excelsior di Empoli a Pier Vittorio Tondelli; un omaggio che l’onorevole sta portando su molti palcoscenici italiani. Si tratta di una rappresentazione tra reading e monologo, decorata da preziosi intermezzi musicali (Battisti, De André, Tim Barkeley, Culture Club), che percorre l’opera di Tondelli da “Altri Libertini” a “Camere separate”, passando per “Il soldato Acci” e “Pao Pao”.

A Tondelli naturalmente il merito di aver creato una letteratura straordinaria, accompagnato dal rammarico dettato dal fatto che non ce ne può regalare dell’altra; a Luxuria invece non può non andare la stima e la gratitudine del pubblico per la sua oculatezza nello scegliere i brani e la sua capacità di rappresentarli anche nelle situazioni più violente con naturalezza e umanità.

Quella a cui si assiste è una prova di eccletticità non comune: Luxuria recita e canta, commuove ed emoziona, diverte e fa pensare.

Il trait d’union che unisce le tematiche di Tondelli e l’impegno dell’attrice alle recenti vicende politiche sui DICO sembra restare in sordina, ma, volenti o nolenti c’è, si respira. E il pubblico lo sente.

L’omaggio a Tondelli non nasce certamente per coronare ulteriormente la polemica nazionale sulle unioni di fatto, ma è inevitabile che il pensiero cada lì; e viene da pensare che forse basterebbe leggere in parlamento una sola riga di “Camere Separate” per far cambiare idea anche agli oppositori più accesi.

Come nasce l’idea di questo spettacolo?

Un giorno il Maestro Albertazzi mi chiamò e mi propose di realizzare un omaggio a Tondelli. Secondo lui ero la persona più indicata: “sei come la scrittura di Tondelli, fatta mai di grigi, ma di neri e di bianchi, di dolcezza e di cinismo, di crudelta e di morbidezza”, mi disse.

In base a quali criteri hai scelto i brani da presentare?

Chiesi ad Albertazzi quali opere in particolare avrei dovuto leggere. Lui mi diede libertà di scelta, per cui mi si presentò il problema della selezione che affrontai rileggendo l’intera opera dello scrittore.

Tondelli peraltro fa parte delle mie letture giovanili, il mio obiettivo però non era creare una lettura antologica, ma una connessione tra i vari brani, un montaggio tra lettura e musica, che ho realizzato immaginando un juke-box ideale e chiedendomi quali canzoni Tondelli avrebbe selezionato se avesse potuto scegliere musiche da abbinare ai suoi scritti.

Quale tra i valori e le idee di Tondelli speri possano passare da te al pubblico attraverso queste letture?

Lo spettacolo comincia con un brano molto duro, un pugno nello stomaco, il racconto di una crisi d’astinenza vissuta nel bagno di una stazione ferroviaria. Dato che il tossicodipendente protagonista non ha più vene buone, un suo amico cerca di eccitarlo per poter fare l’iniezione in una vena del pene. E’ la mortificazione totale dell’erotismo che Tondelli racconta con un linguaggio molto crudo, molto vero, giungendo a far sì che il lettore provi schifo per l’eroina.

Poi, in altri brani, c’è l’amore vissuto intensamente, la malattia… Spero insomma di riuscire a trasmettere le emozioni che provo io leggendo.

Tondelli ha scritto di libertinaggio e trasgressione eppure non è disdegnato dai cattolici. Secondo te è la dimostrazione che può esistere un dialogo tra la due, chiamiamole così, opposte fazioni?

Ho in comune con Tondelli il fatto che abbiamo trascorso la nostra adolescenza negli oratori e nelle chiese.

Le prime cose lui le ha scritte su ciclostilati parrocchiali. Andava alle gite dell’oratorio, cantava Battisti con gli amici della parrocchia…

Io credo che comunque sia difficile omologare le persone in base alla fede religiosa: parlare generalmente di cattolici è come parlare generalmente di omosessuali. E’ quindi normale che ci siano cattolici cui piace Tondelli. Cattolici che si rendono conto che le trasgressioni sono descritte dallo scrittore non con l’intento manieristico di stupire o scandalizzare, ma semplicemente come racconto di qualcosa che accade.

Non si giudica uno scrittore in base a ciò che racconta ma in base a come lo racconta.

Sempre a proposito di libertinaggio: molti detrattori dei gay utilizzano i loro momenti di trasgressione per convincere la gente che gli omosessuali sono un pericolo o un danno, che non sono assimilabili alla cosiddetta “società normale”. Quando Mastella da Santoro si è trovato in difficoltà dialettica con alcune osservazioni logiche e pertinenti dei suoi interlocutori ha avuto buon gioco nel porre l’accento sulle immagini un po’ spinte andate in onda poco prima.

Pensi anche tu che per vincere battaglie come quella dei pacs/dico bisognerebbe mostrare immagini diverse?

Un artista dovrebbe sempre trasgredire. Se un artista viene ricordato è perché ha rotto, come nel caso di Tondelli, con le regole letterarie del passato.

Per quanto riguarda invece l’episodio specifico penso che il filmato mandato in onda da Santoro non abbia fatto bene né a noi, né a Mastella.

Ho già avuto modo nel 2000 di contestare a Santoro un servizio simile: in una lettera aperta su Repubblica lo definii una pagina nera del giornalismo italiano.

Nell’ultimo filmato si potrebbe stavolta discutere sulla scelta di abbinare il Gay Pride alla successiva festa in discoteca. E’ chiaro che in discoteca il contesto è diverso da quello di una manifestazione. E’ pur vero che alcuni nostri esponenti sono portati a un certo esibizionismo di cui approfittano spesso fotografi e giornalisti.

In tutti i casi penso che Mastella non possa dire che noi non siamo naturali appellandosi all’articolo 29 della nostra costituzione: innaturale sarebbe reprimere i rapporti tra le persone. Peraltro se lasciamo a Mastella la possibilità di giudicare la naturalità di un rapporto omosessuale, allora noi dovremmo pretendere ad esempio di poter giudicare la naturalità di un rapporto etero tra una giovane donna e un ricco uomo più anziano, o i vari matrimoni decisi dai genitori e non dai ragazzi, avvenuti in un neanche tanto lontanissimo passato, quando il matrimonio non era considerato un rapporto sentimentale ma un unione di patrimoni.

Naturale è l’attrazione tra due persone.

E’ quando due persone stanno insieme per motivi diversi, che non c’è naturalità.

Su questo tipo di argomenti sembra esserci una distanza tra il parlamento e la volontà popolare. Non è curioso che dei politici eletti sulla base di un programma che prevede anche i pacs si rifiutino poi di votare finanche i dico, che dei pacs sono alla fin fine una versione riveduta e corretta?

I DICO sono per me un punto di partenza, non un punto di arrivo. E’ un disegno di legge che in certi punti deve essere chiarito e migliorato. L’acquisizione di alcuni diritti, come quello di eredità, risulta ancora troppo ardua e difficoltosa. L’ Udeur si era dichiarato contrario dall’inizio…

E la Margherita? La Binetti?

La gente ha votato un partito che si chiama Margherita, che si è espresso riguardo i dico con un disegno di legge firmato da Rosi Bindi, uno dei suoi più autorevoli esponenti. La gente non ha votato un partito che si chiama Teo Dem, composto da settori estremisti della Margherita che si oppongono alla stessa Bindi. Dunque si tratta di un loro problema interno.

Quando noi abbiamo avuto il problema interno causato da Turigliatto abbiamo preso dei provvedimenti. Ci aspettiamo che la Margherita si ponga il problema di prendere gli stessi provvedimenti nei confronti dei Teo Dem se questi non dovessero votare la legge.

A proposito di Turigliatto: si ha l’impressione che l’ultima crisi di governo non sia avvenuta per la presa di distanza di quest’ultimo dalla guerra. Alla gente sembra piuttosto che abbia pesato molto di più il rifiuto ai Dico espresso da Andreotti. Tu che ne pensi?

Credo che Turigliatto e Rossi siano stati troppo ingenui e siano caduti nella trappola di Andreotti, che non era affatto contrario alla politica estera del governo.

Sì, c’è stato un frusciare di sottane e un odore di incenso nel voto di Andreotti.

Cosa pensi del “Family Day”?

Se si trattasse di una manifestazione creata per sollecitare il governo a fare una politica per la famiglia, io sarei in prima linea; non per niente appartengo a un partito che si batte molto in questa direzione. Mi sembra però che sia una manifestazione strumentale tesa a cercare di dimostrare che se si fanno i Dico non si potranno più fare politiche per la famiglia.

In realtà non vi è alcuna incompatibilità tra l’attenzione per la famiglia e i diritti dei conviventi. Una cosa non esclude l’altra.

In Francia i pacs sono in vigore già da tempo.