Istruzioni per votare

Posted on marzo 10th, 2010 in Media | No Comments »

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Condoglianze a tutti

Posted on marzo 8th, 2010 in Media, News | 2 Comments »

Immagine a cura di Daniele Nacci
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Incredibile: “Visto da dentro” ancora protagonista di plagi

Posted on marzo 4th, 2010 in FRAMMENTI | 1 Comment »

Gli ignari copioni non possono sapere che in un’altra vita sono un informatico e conosco bene taluni strumenti.

Grazie a queste mie conoscenze ho scoperto che tale Agostino Sella e talaltra brighielena62 hanno pubblicato attribuendolo a se tessi il mio racconto.

brighielena62 ne ruba l’incipit e lo fa passare per sua poesia intitolata “Era chiedere troppo essere l’unica nel tuo cuore?”.

Agostino Sella invece ne fa proprio opera sua cambiando solo il discorso della protagonista facendolo passare dal “tu” al “voi” e modificando qua e lù qualche periodo, Per ora sono stati diffidati a porre rimedio allo sconcio, dopo verranno perseguiti.

Per leggere le opere di questi signori cliccate sui loro nomi.

“Visto da dentro” è stato pubblicato anche su altri siti che correttamente hanno indicato il mio nome e mi hanno chiesto il permesso.  Peraltro, dato l’argomento, ho sempre acconsentito all’uso del racconto. Inoltre è da così tanto tempo in rete che scopiazzarlo è veramente oltre che da scorretti, anche da ingenui.

D’ora in poi controllerò in rete tutte le cose che scrivo e segnalerò immediatamente copie e plagi non autorizzati.

Thomas Pistoia

P.S.: aggiornamento delle 14.34. brighielena62 ha tolto la poesia realizzata con l’incipit di “Visto da dentro” dal suo sito. Aspettiamo Agostino Sella

P.S.: aggiornamento delle 14.52 anche Agostino Sella ha tolto il mio racconto dal suo sito.

P.S.: aggiornamento 6 marzo: Agostino Sella mi ha inviato oggi la seguente mail:

Caro thomas, scusa per aver pubblicato il tuo racconto.
In realtà mi ha chiesto di pubblicarlo un’amica dicendo che era una sua opera e senza fare il suo nome.
L’Ho rimosso e scusa ancora
Ciao
Agostino Sella

Ne prendo atto. Incidente chiuso.

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“Visto da dentro” e la potenza di Facebook

Posted on febbraio 27th, 2010 in News | 1 Comment »

Ho sempre ricevuto complimenti per il racconto “Visto da dentro”, in cui cerco di immedesimarmi (naturalmente secondo me senza riuscirci) in una donna che subisce uno stupro.
Oggi ho scoperto per puro caso che il racconto è stato scambiato in qualche modo per un fatto vero, tanto che qualcuno ha fondato un gruppo su Facebook (da 1400 persone !) basandosi sulla vicenda. Il gruppo si chiama “quelli che vorrebbero castrare le bestie che fanno questo” e presenta come testo di presentazione proprio la parte finale di “Visto da dentro”.
Ora provo un po’ di imbarazzo al pensiero di dover spiegare che la vicenda è frutto solo della mia fantasia (peraltro di uomo). Il mio obiettivo era quello, come ho spiegato altre volte, di cercare di capire cosa prova una donna durante un atto di violenza.

Comunque alla fine non credo che abbia molta importanza se la storia sia realmente accaduta oppure no..
Come autore, i commenti dei partecipanti al gruppo mi hanno molto emozionato, e comunque l’importante è essere riuscito a dare forma a un’indignazione che dovrebbe concretizzarsi non tanto nella castrazione, quanto nel cambio di mentalità e di cultura di noi uomini.
Se questo racconto può o potrà servire a qualcosa, lo regalo idealmente ad ogni donna del mondo.
Comunque ho chiesto al fondatore del gruppo di mettere almeno il mio nome alla fine del brano :-D

Thomas Pistoia

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La risposta di Di Pietro

Posted on febbraio 23rd, 2010 in FRAMMENTI, News | 2 Comments »

Pubblico il testo che Antonio Di Pietro mi ha inviato in risposta a una mia mail nella quale gli proponevo i commenti che, nel filmato pubblicato recentemente su questo blog, Marco Travaglio ha fatto sulla scelta dell’Idv di appoggiare De Luca in Campania. Nel mio messaggio mi dichiaravo in sintonia con Travaglio e gli esprimevo il mio rammarico sulla questione. Gli annunciavo anche la mia intenzione di sospendere ogni mio voto in attesa di un passo indietro.
Questa dunque la sua risposta, che, purtroppo devo dire, continua a non convincermi. Non mi convince in particolare l’idea che non esistesse davvero altra alternativa a De Luca, scelto invece dalla dirigenza del Pd.
Non mi dilungo comunque oltre, i conti comunque si fanno nella cabina elettorale :-)
Grazie comunque a Di Pietro per prestato attenzione alla mia mail e aver risposto.

Thomas Pistoia

Gentile Thomas,
rispondo alla sua mail del 19 febbraio. La ringrazio per il contributo che ha voluto farci pervenire. E’ con  rammarico che prendo atto che le giustificazioni da me fornite non la convincano, visto che abbiamo bisogno del sostegno di cittadini onesti come lei, specie in questi momenti cruciali per la nostra democrazia. Una cosa è però certa: che se a De Luca gli arriva la condanna, deve dimettersi: se lui non lo fa, gli togliamo subito la fiducia; i cittadini infatti, votando noi, sanno che contano e quindi decidono. Resta il fatto che in Campania ci voleva certamente, e sarebbe stato decisamente meglio, un candidato presidente di rottura e dell’alternativa; e sarebbe stato molto più facile, per noi, correre da soli, non avere problemi e conservare la nostra purezza. Ma è pur vero, lo ribadisco, che se l’Italia dei Valori vuole davvero proporsi come alternativa di governo ed evitare di lasciare la Campania in mano ai Casalesi, non può non allearsi con il Pd, per di più in una regione così importante. Le ricordo che sabato 27 febbraio scenderemo in piazza, nella Capitale, assieme al Popolo Viola per manifestare contro il vergognoso ddl sul legittimo impedimento. Spero di averla con noi. Per ulteriori informazioni:  www.27febbraio2010.org. La ringrazio molto per l’attenzione. Continui a seguirci, vedrà che non la deluderemo.

Cordialmente,

Antonio Di Pietro

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Incontro con Marco Travaglio “Informazione Libera Libera Informazione” parte 1

Posted on febbraio 18th, 2010 in Media | 1 Comment »

In questo post pubblico i link alle mie riprese video effettuate in occasione dell’incontro con Marco Travaglio dal titolo “Informazione Libera Libera Informazione”.

Thomas Pistoia

>>>Per la SECONDA PARTE clicca qui

>>>Per la TERZA PARTE clicca qui

>>>Per la QUARTA PARTE clicca qui

>>>Per la QUINTA PARTE clicca qui

>>>Per la SESTA PARTE clicca qui

>>>Per la SETTIMA PARTE clicca qui

>>>Per la OTTAVA PARTE clicca qui

>>>Per la NONA PARTE clicca qui

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Destinazione Altrove

Posted on febbraio 13th, 2010 in FRAMMENTI | 1 Comment »

Il borsone era vuoto.
Vuoto, sì, non c’erano neanche due calzini spaiati.
Era già la terza volta che ci guardava dentro, ficcando la testa nel buio della finta pelle di coccodrillo; nauseante quell’odore di animale morto!
Aveva toccato con la punta del naso il fondo, rovistando all’interno di ogni fessura, ispezionando ovunque vedesse un bottone, una cerniera, un qualsiasi buco.
Nulla.

Ma era poi davvero suo quel borsone? E se sì, così, vuoto, a che gli serviva?
Si rese conto che, oltre al suo bagaglio, aveva qualcos’altro che era, forse, ancora più profondo.
La mente.
La sua mente era pulita, linda, come se qualcuno vi fosse passato dentro portando con sé un’impresa di pulizie.
Neanche un ricordo, se non quelli strettamente necessari.
- Mi chiamo Palmiro Bentivoglio, ho quarantacinque anni, scapolo, abito in Piazza Leopardi al numero centodue interno tre, faccio l’impiegato, segni particolari un atollo di nei sulla natica destra…
Poi… sì, altra cosa. Ricordava l’esatto ammontare del suo conto in banca, il nome di sua madre, il nome del portiere del suo palazzo (Gino), il tipo d’auto che possedeva e persino il numero della targa!
Ma cosa stesse a fare lì, seduto nella sala d’aspetto di una stazione di chissà quale città, con una borsa vuota in finta pelle di coccodrillo dal metilico puzzo di carogna lasciata a marcire al sole, no, questo proprio non lo sapeva, né riusciva a ricordarselo.
Si frugò nelle tasche.
Documenti, qualche soldo, sigarette, accendino, penna stilografica e un fazzoletto già abbondantemente smoccolato (chiare le macchie giallognole in più punti)…
Nient’altro, però, che potesse spiegargli perché si trovasse lì.
La sala d’aspetto era molto trafficata. Andavano e venivano uomini, donne, bambini, cani; nessuno però che si fermasse, come lui, ad aspettare.
Tutte le sedie, tranne la sua, erano… libere (non volle pensare “vuote”, questo vocabolo cominciava a dargli i brividi).
Alla sua destra c’era la macchinetta del caffè. Pensò che forse bere qualcosa di caldo sarebbe servito a calmarlo e lo avrebbe aiutato a riflettere.
Inserì le due monete necessarie, ma l’apparecchio, quasi a volerlo prendere in giro, gli rispose facendo lampeggiare la luce rossa accanto alla parola

VUOTO

E gli restituì (almeno) il suo denaro.
Con fare inconsulto prese la borsa e, borbottando imprecazioni irripetibili (soprattutto verso il bagaglio, che non capiva perché se lo stesse portando dietro, vuoto com’era), si diresse verso l’uscita.
Sì, via! Via, via di qui!
Non ricordava dove si trovasse, né perché fosse lì, ma era stufo di aspettare e tremare all’idea di aver perso la memoria e di vagare da chissà quanto tempo da un luogo all’altro come un barbone!
E se… Dio! Se fosse addirittura diventato pazzo? Se fosse in fuga da qualche manicomio?
No, via,via! Via da qui!
Ma, proprio all’uscita, alcune persone lo bloccarono.
- Palmiro!
- Ehi, Palmiro!
- Ma… dove vai?
- Muoviti, che tra poco parte! Dove stai andando?

Sconosciuti.

Erano tutti dei perfetti sconosciuti.
Li guardava in faccia, li scrutava da capo a piedi, e loro
- Palmiro! Palmiro! Dài, Palmiro!
Non li aveva mai visti prima.
Una terrificante carezza gli percorse la schiena e gli sembrò curvasse giù, fin dentro ai testicoli; pazzo, era diventato pazzo! Peggio! Un mentecatto, uno smemorato, un arteriosclerotico!
Abbassò il capo, premendosi una tempia con la mano. Sudava, e quelli
- Palmiro, tutto bene? Ehi, Palmiro!
- S-sì, tutto bene… io… sono un po’ stanco, ecco…
E pacche sulle spalle, amichevoli buffetti, mani sotto le braccia…
- Ma sì, dài che non è nulla, ti riposerai in treno, il viaggio è lungo, ma vedrai, dormendo arriverai che ti sembrerà di essere appena partito!
Arrivare?
Partire?
Ma dove, ma chi, ma perché?
Insomma, che diavolo gli succedeva?
Si sentì quasi mancare, ma si riprese subito facendo leva sulla forza di volontà: non poteva cedere adesso!
Doveva mantenersi calmo, cercare di capire!
Poi venne lei.
Una donna bellissima, bionda, con la divisa delle ferrovie di stato.
La sua voce calda, leggera, carezzevole, lo chiamò.
- Signor Bentivoglio?
Ipnotizzato da tanta bellezza, lui riuscì solo a balbettare:
- S-sì?
- Forza, la stanno aspettando, il treno è in partenza! Eccole il biglietto.
Ah, finalmente! Il biglietto! Sì, dal biglietto avrebbe potuto capire dove fosse diretto e magari cogliere anche un indizio che lo aiutasse a ricordare perché fosse lì!
Lo prese con tanta foga – stringendolo quasi temesse che qualcuno glielo potesse rubare – che lo stropicciò riducendolo ad una cartaccia.
Ma chi se ne frega! Io voglio leggere la destinazione, io…

VUOTO

Sul biglietto non c’era scritto nulla.
Ma già lo accompagnavano, tutti, tutti i presenti, adesso, tutti i passanti, uomini, donne , bambini, cani, erano tutti lì che lo salutavano, lo baciavano, e giù pacche sulle spalle.

Lo spingevano.

Lui, inebetito, terrorizzato, li guardava in viso, tentava di rispondere ad un saluto, ma già ne giungevano altri dieci, tra baci e strette di mano.
Il treno, grigio, era lì che lo attendeva.
Nessuna indicazione sulla fiancata e, ai finestrini… nessuno.
Il treno (no, non voglio più dirla quella parola, nooo!).
Il treno era vuoto.
Il capostazione baffuto, distinto, vagamente somigliante all’omino della pubblicità del detersivo per lavatrice, gli strinse la mano sorridendo, poi lo invitò a salire.
Tremante, con un sorriso ebete stampato sul volto, Palmiro Bentivoglio salì e , mentre saliva, tutti gridavano:
- Palmiro! Al finestrino, Palmiro!
E Palmiro si affacciò al finestrino.
- Buon viaggio! Scrivi! Riguardati!
E fazzoletti a sventolare, occhi umidi di qualche anziana signora.
I più giovani cantavano:
- Perché è un bravo ragazzoooo! Perché è un bravo ragazzoooo!
Palmiro, istupidito, prese a ripetere a tutti:
- Grazie, grazie. Arrivederci.
Ma non lo sentivano, la sua voce era come lo squittìo di un topo capitato per sbaglio nella gabbia dei leoni.
E ancora fazzoletti, ancora saluti.
Poi il fischio. Le porte del treno che si chiudevano, gelando le mani di Palmiro, perché, adesso davvero lo sapeva, non avrebbe potuto più tornare indietro.
Vide la stazione sfilare via prima lentamente, poi sempre più veloce.
I ragazzi correvano insieme al treno salutandolo:
- Ciao Palmiro! Ciao! Ciaooo!
Lui rimase lì, affacciato al finestrino, mentre grosse lacrime gli rigavano il volto. Li vide diventare sempre più piccoli, sempre di più, finchè non scomparvero inghiottiti dall’orizzonte.
Poi la campagna, le autostrade, le case, cominciarono a corrergli davanti agli occhi e fu allora che capì che davvero non c’era più nulla da fare: volente o nolente, era partito.
Si sedette sconfitto, esausto, ancora in lacrime e pose accanto ai suoi piedi quel borsone vuoto dall’odore orribile.
Lentamente scese la sera, senza che il treno incontrasse alcuna stazione.
Palmiro Bentivoglio sospirò, guardando il suo biglietto completamente bianco, che nessun controllore era ancora venuto a vidimare.
Infine, stanco, si addormentò.

Le stelle, lassù, non smisero – no, nemmeno per un attimo –

di inseguirlo

© Thomas Pistoia

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